ChiaraBlue: sono una racconta-storie

ChiaraBlue è lo pseudonimo di Chiara Mariantoni, cantautrice che sarà presto protagonista a Sanremo di Attico Monina, l'evento collaterale organizzato dal noto giornalista Michele Monina per dare alle cantautrici quello spazio che faticano ancora, incredibilmente, a trovare.

Dinosauri è il nuovo singolo della cantautrice nata a Losanna, con un pizzico di sapori alla Paolo Conte, per raccontare una donna che "è in piedi solo sui suoi piedi". L'abbiamo intervistata.

Cominciamo dalle presentazioni: ci racconti chi è ChiaraBlue?

ChiaraBlue sono io, una cantautrice, una racconta-storie, una donna di questo tempo. Posso dire di essere una che non ha mai smesso di credere ma che non ha avuto fretta. La mia storia con la musica inizia tantissimi anni fa quando in piedi su una sedia sognavo di essere una delle grandi voci della musica italiana, da li è passato tanto tempo, con la musica ci siamo perse e ritrovate tante volte. Con la costante sensazione di avere qualcosa da dire, ma di non avere idea di come dirla, ho studiato, ho fatto ricerca, ho esplorato generi lontani e ho sperimentato tanto, da sola e con i meravigliosi artisti e musicisti che mi accompagnano in questo viaggio.

A un certo punto mi sono accorta che volevo solamente che la mia musica mi somigliasse davvero, così, ci ho messo dentro tutto quello che, in un modo o nell’altro, scuoteva e scuote i miei sentimenti facendoli risuonare. A luglio di quest’anno quando Gaetano d’Aponte, fondatore e presidente del Premio Bianca d’Aponte per cantautrici, al telefono mi ha comunicato che uno dei miei brani era tra i dieci brani finalisti della 15esima edizione del Premio, ho capito che la strada percorsa era stata una buona strada e che era tempo di percorrere il cammino seguente. 

Il tuo nuovo singolo è "Dinosauri", che non parla per niente di Jurassic Park e molto di relazioni "estinte". Come nasce il brano?

Da una relazione estinta, in effetti e da una conversazione al telefono con la mia più cara amica, a un certo punto ho esclamato “mi sento come alla fine di un’era geologica” ed era proprio così, ero stanca, spossata, rassegnata, ma nel pensare alle ere mi sono resa conto che la loro fine da spazio al nuovo e che quel nuovo, di solito, ha imparato qualcosa e si è evoluto, così, era vero, i “dinosauri” erano morti ma per far spazio a una nuova donna, meravigliosa ed evoluta, capace di stare, come dico nel testo, in piedi solo sui suoi piedi.  

Sarai fra le protagoniste di "Attico Monina" durante il prossimo Festival di Sanremo. Che cosa ti aspetti da questa esperienza?

Quando Michele Monina mi ha proposto di essere coinvolta nel suo progetto “Anatomia Femminile” e di essere una delle sue ospiti a Sanremo per “Attico Monina”, sono stata davvero felicissima. È un progetto che seguo da tanto e di cui c’era davvero bisogno.

È un momento in cui credo sia fondamentale unirsi, collaborare, supportarsi reciprocamente e amo il fatto che sempre più donne, in ogni ambito, seguano questa strada. Perciò mi aspetto soltanto il meglio, portare la mia musica alle orecchie di più persone possibili, raccontare loro le mie storie, condividere il palco con artiste che stimo in un ambiente stimolante e che sono sicura ci riserverà delle belle e inaspettate sorprese.

Tu hai radici molto solide nella canzone d'autore italiana e anche un pizzico di jazz nelle vene. Che cosa (o chi) ti piace in questo momento storico della musica italiana?

Mi viene subito in mente Brunori SAS. Il suo ultimo disco mi ha accompagnato e incantato proprio qualche giorno fa in un viaggio in treno verso Lugano, ma anche Dente, La rappresentante di lista, Maldestro, Dimartino, è un momento molto fiorente a mio parere, di belle anime con belle teste.

Poi resto fedele ai miei amori di sempre,  Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Carmen Consoli, cantautori che non mi deludono mai che sanno sempre essere contemporanei, fedeli a se stessi e sorprendenti allo stesso tempo. 

Che cosa prevede il tuo percorso artistico dopo il singolo e dopo Sanremo?

Ho tanta voglia di far suonare dal vivo questo progetto, il lavoro di ricerca e produzione è stato appassionante ma ci ha tenuto in studio di registrazione per mesi e ora sento davvero la necessità di condividere fisicamente quello che ne è venuto fuori. Mi è mancata la dimensione del live e non vedo l’ora di trovarmi faccia a faccia con chi vorrà venire ad ascoltarci. 

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