Dianime: insospettabili brave ragazze

Del signor Uffa

Loro sono le Dianime, tre insospettabili ragazze con la passione per il rock and roll e decisamente tanto buon gusto. Hanno bazzicato a lungo la scena, probabilmente vi saranno capitate in apertura a quella o a quell'altra band, sono sparite per un po', hanno cambiato formazione per tornare completamente al femminile con un nuovo singolo che può vantare la produzione artistica di Marco Di Nardo del Management Del Dolore Post-Operatorio. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro che, tra le tante cose, ci hanno raccontato chi sono quando non suonano e cosa sarebbero se fossero degli alcolici.

Chi sono le Dianime quando non suonano?
Sara:
Ragazze semplici che nascondono mondi interiori sconfinati. Nessuno dubiterebbe di noi.

Stefania: Io (Stefania) mi dedico quasi ogni giorno (lavoro permettendo) alla musica. Lavoro sui pezzi, su alcuni progetti paralleli oppure suono semplicemente uno strumento. Se non facessi regolarmente tutto questo sarei una stanza vuota in cui sentirei l’eco delle mie paranoie.  Senza tutto questo sentirei freddo. La musica per me è un abbraccio che sento sempre dolcemente addosso e un bicchiere d’acqua per mandare giù (ma tenerle sempre dentro di me) le cose che non accetto.

Cristina: Quando non suono penso costantemente alla musica, è la mia condanna! Lavoro in un’agenzia di comunicazione, dove mi occupo prevalentemente di web e social media marketing. Ma lavoro anche come ufficio stampa per alcuni progetti musicali emergenti. La musica è la mia linfa e penso sempre che vorrei vivere di questo, che sia sul palco o sotto il palco.

E se la vostra band fosse un alcolico, quale sarebbe? Perchè?
Sara:
Forse un Gin Tonic, all’apparenza puro e delicato ma devastante se bevuto in eccesso.

Stefania: Ho letto qualche giorno fa di un cocktail chiamato “il girone dei dannati”. Ecco, secondo me, noi saremmo quello: un mix di assenzio, vodka, gin, rum, tequila e altre robe che ora mi sfuggono. La “risposta” è decisamente violenta, siete avvisati 😀

Cristina: Direi un Mojito: un po’ amaro, un po’ dolce, apparentemente innocuo e potenzialmente devastante 😀

Come nasce un vostro brano? Risposte è un nuovo inizio?

Sara: Nella maggioranza dei casi siamo partite da un’idea strumentale. Di solito ho parecchi testi in cantiere e cerco di capire quale impronta può sposarsi con quella musica. La ridefinizione e perfezionamento è una cosa fatta in comunione di idee. Risposte è un nuovo inizio ma non nego che potrebbe essere il “destino” di molti altri nostri brani.

Stefania: Solitamente lavoro sulle pre-preduzioni e poi quando andiamo in studio teniamo qualcosa e altro lo sviluppiamo insieme. In questo caso però avevamo lavorato superficialmente sul pezzo per poi affidare la produzione artistica a Marco Di Nardo dei Management che ha fatto uscire fuori qualcosa di un po’ diverso da quello che facciamo solitamente ma siamo contente perché ci piace sperimentare. Ci aspettano altri singoli che usciranno a breve e un album in arrivo.

Cristina: Di solito partiamo da una base di Stefania, su cui Sara prova a cantare qualcosa. Io in genere do una mano sui testi, che scrive principalmente Sara.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Sara: Il mio bagaglio musicale si è sempre nutrito di qualsiasi genere, a causa di un istinto naturale ad assorbire, conoscere, approfondire praticamente qualsiasi cosa.

Stefania: Abbiamo diverse influenze. I nostri primissimi pezzi avevano qualcosa di punk che ci portiamo qualche volta ancora dietro. Adesso però siamo orientate più sull’electro pop.

Cristina: Ho sempre ascoltato tanta musica, dal rock al metal (inclusi i sottogeneri), fino al pop, per cui mi porto dietro influenze di ogni tipo. Mentre registravamo La parte peggiore, uno dei nostri pezzi, il tizio con cui stavamo lavorando mi disse che la linea di basso sul ritornello gli ricordava The Trooper degli Iron Maiden!

Dove ascoltate la musica? Cambia il vostro rapporto con la musica da ascoltatrici quando siete al lavoro su qualcosa di nuovo?

Sara: Radio, live, Spotify. In fase di produzione si è forse molto più attenti a certe altre caratteristiche, dall’ascolto ricreativo si evolve più verso un’ascolto minuzioso, attento anche alle più piccole sfumature (variazioni sulla struttura, ritmica, parole ecc)

Stefania: Ovunque, dove capita ma penso che spesso lo si fa in macchina anche se ci capita di andare in giro per concerti. Ci piace molto la musica dal vivo. Quando siamo a lavoro su qualcosa di nuovo siamo iper critiche, delle volte anche troppo. Prendiamo sul serio quello che facciamo, ci mettiamo in gioco.

Cristina: Ascolto musica praticamente ovunque: a lavoro, a casa, in giro, in macchina. Poi mi piace andare ai concerti. Personalmente il mio approccio non cambia: mentre ascolto qualcosa mi viene spontaneo far caso a un suono particolare, al modo di usare la voce, al testo. Anche a dettagli curiosi, tipo “vediamo dopo quanti secondi arriva il ritornello”. Credo che per chi fa musica un ascolto superficiale sia praticamente impossibile: si è portati naturalmente a scavare.

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