10403126_10153159076440739_832800538052509700_nBand nuova ma con esperienza: ricadono sotto questa categorizzazione i Due Minuti d’Odio, che hanno alle spalle la storia dei Peacebreakers, ma che hanno lasciato il punk delle origini per modalità sonore più miste.

C’è molta elettronica all’interno di Rovinati, il disco con cui la band si presenta, con undici tracce dal suono molto contemporaneo: altrettanto si può dire dei testi, che traggono ispirazione per la maggior parte dall’attualità più stretta.

Si comincia con La Tua Tranquillità, che propone fin da subito il mix tra modalità rock ed elementi dance che caratterizzerà Gran parte dell’album.

Si conferma il discorso con Le Ore, il primo singolo, che alza in qualche modo il livello d’ansia, ricordando in qualche modo certe idee di indie rock internazionale (Killers, Kasabian eccetera).

Anche più potente la costruzione di C’è un Tempo, con ritmi molto martellanti e suoni appesantiti. I testi, ben scritti, si mettono sempre in evidenza.

Più sommessa l’introduzione di Rovinati, la title track, che piano piano acquista ritmo e volume. Si riacquista impeto e impatto con Agosto, rumorosa e tesa.

La tensione non cala parlando di diplomi accademici in Un Laureato (niente Simon & Garfunkel qui), che accentua l’influenza dell’elettronica a ritmi sempre molto alti.

Ogni Lunedì si spinge verso mix ancora rumorosi ma molto fluidi. Una pausa ritmica si incastona a questo punto con Mi Dici Che, con suoni più moderati, che mette in maggiore evidenza le liriche.

Si picchia piuttosto forte e si cita un recente ex presidente Siae in Giù il Cielo, ritmatissima e tra le più convincenti di tutto il disco, per energia espressa e convinzione.

Veleno parte da molto lontano, ma quando inizia a fare davvero rumore ce la si trova addosso: cori, batteria, riff di chitarra e tutto il resto si mescolano a storie di Campania che però si ripetono in fotocopia su quasi tutto il territorio nazionale.

La chiusa è affidata ad A picco sotto i piedi, molto acida e tirata, con un ormai completa armonizzazione tra elettrica ed elettronica.

Sembra che la band voglia lasciare pochissimo respiro all’ascoltatore, mettendolo all’angolo fin dall’inizio e picchiando per lo più allo stomaco. Il risultato è un disco a tratti brillante, indovinato e molto rapido, perfettamente in linea con il sound del 2015 (qualunque esso sia).