Enrico Rava, “Fearless Five”: recensione e streaming

Fearless Five è il nuovo album di Enrico Rava, pubblicato dalla Parco della Musica Records su cd e digitale. In questo nuovo progetto, Rava è alla guida di un quintetto “senza paura” composto da una nuova generazione di musicisti, che mette insieme energie giovani e creative, insieme all’enorme esperienza del band leader.

Registrato a febbraio 2024 negli studi della Casa del Jazz di Roma, Fearless Five sarà presentato in concerto oggi 9 luglio alla Casa del Jazzdi Roma, il 14 luglio a Pisa Jazz Rebirth, il 19 luglio a Perugia per Umbria Jazz, il 1 agosto a Sogliano (LE) per il Locomotive Jazz Festival e il 7 settembre all’Open Jazz di Ivrea.

Fearless Five schiera una serie di giovani musicisti di grande spessore: Matteo Paggi al trombone (l’ultima sorprendente scoperta di Rava, scovato ai seminari di Siena Jazz), la spinta propulsiva del contrabbasso di Francesco Ponticelli, la straordinaria batterista e cantante Evita Polidoro e la conferma dell’indispensabile chitarrista Francesco Diodati, già al fianco di Rava da una decina di anni e vero e proprio baricentro di questo quintetto di jazzisti impavidi e “senza paura”.

Con questo gruppo mi sento come su un’isola ideale, dove ognuno dà e ognuno ricevere quello di cui ha bisogno. C’è grandissima libertà ma rispetto reciproco, ognuno è in ascolto dell’altro, come in una democrazia perfetta che solo il jazz può rappresentare. I musicisti hanno tutti questa grande capacità, quasi telepatica, di ascoltare e interagire agli input. Ma ci vuole anche coraggio per stare su quest’isola. Circondata a volte da un mare minaccioso, a volte meno, visti i tempi così difficili che stiamo vivendo, rimane pur sempre la mia isola ideale dove amo vivere e suonare

enrico rava

Enrico Rava traccia per traccia

Aperto da una chitarra minacciosa, Lavori casalinghi sembra voler incutere un po’ di timore (forse un cattivo rapporto con un’aspirapolvere): la tromba arriva ad accentuare la tensione, fino a un attimo di medio rilassamento, che però non è del tutto risolutivo. Anzi è il preludio a rimescolamenti e operazioni al coperto, che caratterizzano la seconda parte del brano. C’è spazio anche per un finale sentimentale, per quello che è anche il brano più esteso del disco.

Riparte da movimenti più calmi Lady Orlando, breve movimento fluido, costellato di piccole percussioni che fanno da sfondo alla tromba. Molto più vivaci i discorsi sui quali si innesta The Trial, dibattito che coinvolge tutti gli strumenti e che estremizza alcune tendenze, con sensazioni sempre più fitte e articolate.

Si procede così con la frenesia che caratterizza Infant, un po’ Manhattan anni Trenta, un po’ Volo del calabrone (giusto per dare un’idea generale): rapidissima e isterica, fa da prologo ad Amnesia, che è il primo pezzo con voce e che ha un passo molto tranquillo e un’atmosfera veramente avvolgente. Tocchi lievi di contrabbasso a completare un’aria di grande intensità.

Rimane tranquilla l’atmosfera anche con Bell Flower, in un excursus molto cinematografico e di grande poesia. Con Spider Blues si parte piano e dal basso, ma presto i suoni nervosi dei fiati si impossessano di un brano che si fa guizzante e poco prevedibile, con la chitarra che dardeggia su idee più blues (appunto) che jazz. Ma poi si cambia di nuovo e si fanno corse su ritmi e su giochi sonori sempre più freschi e frizzanti.

Ironica nel titolo, Cornettology rimane su movenze molto rapide e rimbalza qui e là con grande concitazione. La deriva della seconda parte è ricca di estremizzazioni sonore che assomigliano a divertissement.

Molto più tranquilla e anche piuttosto vintage Fragile, che disegna linee morbide lungo le quali non è difficile perdersi. A chiudere, ecco Le solite cose, rilettura piuttosto spiritata ma anche particolarmente fluida del classico.

Mi asterrò dal giudicare un gigante come Enrico Rava e non voglio nemmeno spacciarmi per un esperto di jazz. Ma mi piace sottolineare la forza e la creatività di questo disco, fruibile a ogni livello e con il notevole merito di proiettare una luce anche su talenti giovani che alimenteranno le prossime generazioni musicali.

Tra gli altri meriti, va sottolineato anche come questo sia un “vero” quintetto: se la tromba raccoglie, come è giusto, gran parte dell’attenzione, l’orecchio attento coglierà anche tutti i pregi dei musicisti che attorniano Rava, in grado di supportare ma anche di mettersi in evidenza quando e dove è il caso.

Genere musicale: jazz