Fluxus: svincolarsi dalle gabbie

Non si sa dove mettersi (qui recensione e streaming) è il nuovo e potente disco dei Fluxus, dopo diciassette anni di silenzio (ma non di scioglimento, come ci spiegheranno). La band hardcore proveniente da Torino conferma la propria storia di scelte nette e senza compromessi. Abbiamo cercato di capire chi ci fosse dentro l'inquietante passamontagna (è un passamontagna?) della copertina del disco con qualche domanda.

Che tipo di sensazione è pubblicare un disco nuovo dopo tutto questo tempo e con tutta quest’acqua passata sotto i ponti?

La sensazione migliore è stata la risposta positiva che abbiamo ricevuto, a partire da coloro che con il loro contributo hanno reso possibile la pubblicazione del disco. Accorgersi che quello che volevamo dire, nel nostro modo, avesse un senso per tante altre persone è stata la cosa più importante. Se non fosse stato così non avremmo pubblicato nulla.

La nostra fortuna è quella di essere riusciti a raggiungere e costruire la nostra grande libertà di non dover vivere di musica e poter fare quel che vogliamo, quando vogliamo e come vogliamo. Questo non perché siamo ricchi e ce lo possiamo permettere, ma solo perché abbiamo deciso molto tempo fa di non sacrificare la musica a logiche di mercato o sopravvivenza, cercando di svincolarci dalle gabbie e dai cliché del rock, tanto belli quanto illusori nel nostro paese. Per noi non è importante esserci a tutti i costi, è importante esserci se crediamo che questo abbia senso. E’ importante esserci se ci rendiamo conto che quello che facciamo possa essere compreso.

Sotto i ponti, per usare la metafora suggerita, l’acqua è la sostanza più innocua a essere passata. E' passato di tutto ed è cambiato tutto rispetto a quando abbiamo cominciato a suonare. Non siamo nostalgici e ci piace confrontarci con il presente, lo abbiamo sempre fatto, crediamo di averlo fatto anche con questo disco e nel nostro modo.

La vostra reunion si direbbe molto ben motivata da una robusta incazzatura di fondo, anche se si rischia di sembrare riduttivi: potete spiegare le motivazioni di base di “Non si sa dove mettersi”?

La nostra non è una reunion perchè i Fluxus non si sono mai sciolti. Ci siamo presi una lunga pausa per motivi logistici, personali e di vita. Come detto prima non abbiamo mai avuto la necessità di comportarci o di sentirci legati a nulla, se non a noi stessi e alle cose in cui crediamo. Siamo legati alla musica che amiamo fare e a quella che amiamo ascoltare. Siamo legati alle persone e ai nostri princìpi.

Uno dei nostri principi fondanti è sicuramente "la liberazione”, in senso molto ampio ma che comprende sicuramente il liberarsi dai meccanismi, liberarsi dalle etichette, liberarsi dal potere, liberarsi da qualsiasi cosa possa limitare la nostra libertà di azione, scelta ed espressione artistica. Per questo motivo non abbiamo mai avuto l’esigenza di comunicare nulla relativamente alla nostra pausa. Noi non siamo mai stati semplicemente incazzati. Ci piace dire le cose come stanno. Ci piace essere autentici e raccontare la realtà come la vediamo e per come crediamo sia giusto raccontarla.

In molti momenti mettiamo in scena la violenza del reale senza per questo voler essere dei cantastorie. Il nostro suono, la nostra musica e le nostre parole sono il risultato di un’operazione artistica, sicuramente messa in pratica anche attraverso l'attitudine punk a noi più affine.

Al contrario che in passato, avete limitato le collaborazioni e avete anche autoprodotto il disco: come mai questa scelta “autarchica”?

fluxusAutarchia è una parola che evoca cose spiacevoli e l’unica cosa buona che ricorda è il titolo del primo film di Nanni Moretti.

Come per quel titolo anche noi “non siamo degli autarchici” ma il controllo delle nostre produzioni, dalla musica alle modalità di registrazione, fino alla grafica dei dischi è sempre stato un qualcosa di molto importante.

Per il primo disco abbiamo costretto l’etichetta a pubblicare il master così come l’avevamo registrato e abbiamo sempre curato in prima persona tutti gli aspetti cercando la maggiore indipendenza possibile. In altri momenti abbiamo condiviso e coinvolto altre persone nelle nostre produzioni, sempre per motivi artistici.

Oggi non esiste alcun mercato musicale per la nostra musica. Le persone che pagano per la musica dal vivo sono poche, le vendite dei dischi sono molto basse e suonare è sempre molto dispendioso e faticoso. In Italia non si è mai vissuto di musica, meno che mai facendo una certa musica. Per questo disco la collaborazione più grande è stata però il coinvolgimento diretto delle persone e che sono stati i nostri produttori esecutivi, quelli che hanno reso possibile la stampa di questo disco contribuendo 8 mesi prima senza averne ascoltato neanche una traccia.

La vostra carriera conta almeno un paio di dischi che hanno avuto una sorte non consona, tra andati al macero e mai usciti. Ora, posto che non sembrate propriamente i tipi da operazioni nostalgia o da ruffianate di basso livello, ma qualche tentazione sul recupero di quel materiale l’avete?

Tutto quello che è accaduto a noi e ai nostri dischi non è stato determinato dalla sorte. Tutto quello che è accaduto è stato per scelta. Non esistere è andato al macero perché abbiamo rotto coscientemente e per motivi artistici con l’etichetta con cui stavamo lavorando e non ci è importato nulla delle conseguenze di questa rottura.

Il disco inedito non è mai uscito perché abbiamo deciso di non farlo uscire, perchè credevamo che fosse un momento sbagliato e non ci piaceva la forma con cui sarebbe potuto essere pubblicato. Come detto prima per noi non è importante esserci a tutti i costi.
Quando decideremo di fare qualcosa lo faremo, con questo o con altro materiale e con altre persone se incontreremo le persone giuste da coinvolgere.

Qual è il giudizio che avete sulla scena musicale italiana contemporanea? C’è qualche band che vi piace particolarmente?

Ci sono molte band che ci piacciono ma questa domanda, che arriva inesorabile da sempre e in ogni intervista, non crediamo possa avere risposta. Non ci sembra esista una scena musicale italiana contemporanea e allo stesso tempo ci sono tante scene molto diverse, alcune delle quali noi, non facendone parte oltre che per motivi di rispetto e di età, non ci avventuriamo a comprendere, a commentare e tanto meno a giudicare.

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