Forse Danzica, “Lunaire”: recensione e streaming

Esce in distribuzione Believe Digital Lunaire, il nuovo disco del progetto Forse Danzica. Matteo Rizzi torna con un nuovo capitolo definitivo che vive nei locali underground di Milano e che nasce da una relazione a distanza in bilico: un disco che definisce il genere dell’electro-noir e che conferma Forse Danzica tra le realtà indipendenti più interessanti della scena. 

Avevo una relazione al capolinea con una persona che viveva a Parigi, avevo trascorso buona parte della primavera ascoltando il ciclo di Pierrot Lunaire di Schoenberg per un esame dell’Università e passavo buona parte delle mie giornate nella mia stanza con l’impressione che mi somigliasse: nei momenti peggiori si accumulavano la polvere, i fogli con i calendari su cui provavo a fissare dei progetti che non rispettavo, gli oggetti e i vestiti, e io facevo fatica a trovare dei punti in cui riposare lo sguardo. Pensavo tantissimo, perlopiù pensieri morbosi e claustrofobici, e mi vergognavo molto di quello che stavo facendo della mia vita. Poi un giorno ho preso atto di quel dolore e ho deciso di restarci per un po’ per conoscerlo meglio, e ho deciso di raccontarlo in tutti i suoi aspetti, a partire da quelli che mi facevano più ribrezzo, anche solo per provare a estetizzarli e a innalzarli in qualche modo. Sono uscite alcune canzoni, e quelle che mi sono piaciute di più sono entrate in questo EP.

Forse Danzica traccia per traccia

Una malinconia colorata di Porpora e di autotune apre l’ep, che conta su un rap fitto ma estremamente gentile e piuttosto addolorato. “Dimmi se è per sempre o se è solo una fase”.

Freddo, paranoia e brividi sono fra i componenti di Naftalina, altri pezzi di cuore che si infrangono al pensiero della storia persa. Anche qualche pizzico di ironia amara nel corso di un altro racconto fitto di sensazioni.

Timidezze a voglia d’avventura in un ulteriore brano piovoso, Seta. La lingua si incarta su gorgoglii francesi, prima che parta un ritmo dance in grado di rivitalizzare l’atmosfera.

Si francesizza anche con Debussy, che si diffonde su altri ritmi da club e altre sensazioni sintetiche. Il colore prevalente è Noir, non soltanto nel pezzo ma in tutto l’ep: qui comunque si rimane sul doloroso ma con dinamiche molto rapide.

Meteoropatika chiude con un’ultima ondata di tristezza e con suoni ora molto più soffici e moderati.

La generazione Disagio può riconoscersi tranquillamente nei tormenti del cuore di Forse Danzica, che in sei brani a carattere elettronico concentra tutte le proprie malinconie e tutti i propri rimpianti.

Genere musicale: elettropop, dance

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