Francis Harbour, “Reborn in Power”: recensione e streaming

Si chiama Reborn in Power, ma si tratta di potenza usata con un certo giudizio, il nuovo disco di Francis Harbour. Sei tracce che mescolano strumenti di scuola classica con sensazioni che esprimono nostalgia per il grunge e influenze internazionali.

Francis Harbour traccia per traccia

La sostanza è folk rock, ma gli echi sono post grunge in Healing Flame, una fiamma risanatrice che apre il lavoro.

Si rimane su atmosfere simili, ma più melodiche e con l'ausilio degli archi, in Dove and Crow, spaccata in due dall'ingresso della chitarra elettrica.

Movimenti plastici quelli di My Toxic Friends, in cui un organo molto vintage entra nel discorso di prepotenza.

Molto melodica e piuttosto malinconica Self Deception, altro pezzo in cui la chitarra recita in un ruolo da protagonista.

C'è il pianoforte invece in What a Bore, che a livello di vocalità rimane comunque aggressiva e un po' disperata.

Si chiude con Legend of Demigod, che riassume in parte le sensazioni trasmesse dal disco: c'è sofferenza ma anche riscatto in un pezzo molto Seattle anni '90.

Buono il timbro e interessanti le combinazioni studiate da Francis Harbour, che colpisce per il sound, qui e là antico ma sempre vivo.

Genere: folk rock, post grunge

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