Galil3o, “Volevo fare un disco”: recensione e streaming

Volevo fare un disco è l’album d’esordio di Galil3o, cantautore romano: un lavoro autenticamente indie-pop, intimo e ispirato. A legare gli 8 brani che compongono il disco, le emozioni sottili e i dettagli che determinano la nostra quotidianità, le piccole gioie e le frustrazioni che mettono in disordine le nostre abitudini.

Galil3o nasce nel 2018, dopo alcune importanti esperienze con gli FSH. Ha vinto lo Spaghetti Unplugged Festival e si è esibito più volte al MEI – Meeting degli Indipendenti di Faenza. Nel 2020 ha iniziato un nuovo importante percorso in studio, che ha permesso la nascita di Viaggiare leggeri, Francesco (esci tutte le sere) e QuasiMai, i tre singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album. “Volevo fare un disco” è il suo primo lavoro in studio. 

Quando da piccolo mi chiedevano cosa volessi fare da grande, io rispondevo: “Vorrei fare un disco!”. E oggi, che ancora non so cosa voglia dire in fondo “esser grandi”, ho coronato questo mio piccolo grande sogno. Ho pensato molto a come chiamare il nuovo lavoro, a come poter racchiudere in modo sensato la mia musica, le mie parole, il mio mondo, e mi son detto che “volevo fare un disco” sarebbe stato perfetto. Calza a pennello! Quattro semplici parole che descrivono il percorso fatto per arrivare fin qui… otto canzoni che parlano della mia vita, un po’ come se fosse un’autobiografia. Non è stato facile, si percepisce, ma questo disco racconta i miei sogni, le mie abitudini, il mio quartiere e la mia città. I miei momenti di solitudine, i miei dolori e le mie più grandi incazzature, i miei amori, le mie amicizie, le mie serate e i miei viaggi. I miei concerti, le mie note, i miei sorrisi. Ho cercato di metterci tutto me stesso perché penso che solo così chi lo ascolterà mi potrà conoscere e, se lo ascolterà con attenzione, riconoscersi. Sembra banale, ma nella semplicità si celano le musiche più difficili da ascoltare, le parole più vere da comprendere. Nella frenesia di oggi, ci vuole ancora un cuore grande (ma anche un culo grande) che aiuti… Sì, volevo fare un disco sono solo quattro semplici parole, ma non avrei potuto dirlo meglio.

Galil3o traccia per traccia

Il disco incomincia in modo abbastanza vivace: Francesco (esci tutte le sere) narra una notte romana, parla di felicità e di ragazze belle. C’è molta freschezza e spontaneità in un brano che regala dei flash di immagini sincere.

Segue Viaggiare leggeri, canzone di congedo ma senza troppe malinconie, morbida e capace di identificare un sound un po’ alla Britti per un saluto che è anche una motivazione ad andare avanti.

C’è più dolore all’interno de Le abitudini (qui c’è all’orizzonte un po’ di Fabi) pezzo meditato e con ottime dosi di chitarra, ma anche aperture improvvise. Si torna di buon umore con QuasiMai. Almeno un po’, soprattutto a livello sonoro. Poi il testo si sviluppa fitto e rapido, su una ritmica serrata, ma racconta che le cose belle non capitano quasi mai. Appunto.

“Se avessi un’altra vita non la sprecherei”: con Motel si passa a un midtempo accelerato (ma non sempre) che racconta del disordine che non fa dormire, in un pezzo ricco di ripensamenti e ipotesi.

Si va sull’alcolico con Fernet, che svaria molto a livello sonoro, sfociando quasi in idee psichedeliche (quasi) raccontando soprattutto di hangover ripetuti. Similitudini geometriche, religiose, artistiche animano le prime note de L’uomo di Da Vinci: la via nel caos è ricercata nel brano attraverso una trama musicale morbida e fluida, senza strappi.

Non si finisce proprio in modo felice: Mi hanno rubato la macchina è un altro pezzo narrativo, ironico e appuntito, con qualche sensazione blues.

Talento e spessore nelle canzoni di Galil3o, che è capace di raccontare molto anche nello spazio del classico pezzo da tre minuti. Con un tocco di sincerità che si avverte facilmente.

Genere musicale: itpop

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