Pier Cortese, “Come siamo arrivati fin qui”: recensione e streaming

Si intitola Come siamo arrivati fin qui il nuovo album di inediti di Pier Cortese, cantautore, musicista e produttore romano. “Dopo un lungo e intenso periodo durato circa 12 anni” – racconta lo stesso artista – “ho realizzato questo album. Questo è senza dubbio il disco più ambizioso e rappresentativo, che mi identifica come persona, oltre che come produttore e musicista“. Eh già, perché di Pier Cortese si sente parlare spesso e volentieri: tra le sue collaborazioni più note quelle con Marco Mengoni, Fabrizio Moro, Simone Cristicchi e Niccolò Fabi, di cui ha co-prodotto l’ultimo disco Tradizione e Tradimento.

Anticipato dai primi singoli e videoclip estratti Tu non mi manchi, È per te, Te lo ricordi e dalla title track, Come siamo arrivati fin qui arriva proprio come un messaggio in bottiglia: si percepisce il suo vissuto, la sua ricerca, il suo bisogno di comunicare, di farsi ascoltare, di farsi guardare in tutte le sue forme. Tra assoli di psichedelia e ballate, tra sperimentazione e contemporaneità, le dieci tracce scorrono volentieri una dietro l’altra, legate da un’emozione creativa.

Pier Cortese traccia per traccia

Tu dov’eri le tue mani più grandi di ieri / serviranno per colorare tutti i sogni che vorrai

La prima canzone, Un pigiama ci salverà, è una serenata d’amore da un padre alla figlia originale e vibrante. I bassi e le voci lontane, la magia del gioco e la potenza dello stare insieme. Il testo delicato, la musica cullante e profonda, accompagnano all’ascolto delle tracce successive.

Ci sentivamo liberi e ci sentivamo immortali anche se a ripensarci bene qualche Dio c’è venuto a salvare

Te lo ricordi rivive in punta di chitarra i momenti più significativi di una relazione. La passione e la dedizione, le partenze e i ritorni, i segreti condivisi e i letti sfatti. L’atmosfera è morbida, da foresta incantata e luccicante, racconta una storia che in qualche modo sembra scorrere davanti agli occhi.

Guarda come sto bene, come sono contento / con questa musica triste che triste non è

In pochi istanti l’atmosfera cambia: Tu non mi manchi per niente sceglie di smettere di ricordare, di ignorare il dolore, di far scorrere il tempo su una linea di chitarra elettrica spettrale e cupa. Scelte entrambe come singoli, le due tracce sembrano voler essere due facce della stessa medaglia, legate dalla potenza di un sentimento.

Un fiore si può cogliere o strappare che io ne sappia ma la sua natura sarà sempre e solo quella di sbocciare

Un canto tribale, un coro di ragazzi, un brano diviso in tre: in È per te Pier Cortese fa spaziare tra generi e atmosfere. Dopo la prima parte, una dedica viscerale e vibrante, uno stornello dai toni esotici, la musica cambia abito e crea un vortice sintetico in cui l’autore racconta una storia. Interviene poi una voce bambina, un sorriso che rallenta il volo e prende per mano una volta toccata terra.

Il coraggio è andare o restare? Se tutto è in divenire cosa voglio diventare?

C’è ancora il cuore in mano nella title track Come siamo arrivati fin qui. Senza troppe costruzioni, il pezzo si sviluppa su una linea melodica semplice, lasciando spazio alla presa di coscienza che a volte è meglio lasciar andare. Quando restano solo cocci, la speranza è quella di rivedere il sole splendere.

Senza gravità le lacrime non rigano le guance / galleggiano e come una pioggia al contrario cercano destinazione

Un permesso di soggiorno sulla luna lancia il cuore oltre l’ostacolo dello spazio. Un’apocalisse annunciata senza troppo clamore, lo sguardo di chi racconta il tentativo di fuga da un pianeta distrutto. L’assenza di gravità fa aumentare il vibrato della cassa, fino al viaggio interstellare elettronicamente raccontato.

Ma siamo ancora capaci di scegliere, di incidere / e siamo tutti responsabili di cercare di rendere questo posto possibile

Uno dei pezzi più sperimentali del disco è la traccia numero 7, Siamo fatti di chimica. Synth, elettronica, effetti vocali e sonori lasciano al centro di un flipper digitale, aspettando di essere guidati verso il mondo visionario creato dalla produzione.

E non ti fidi di una giornata di sole / fino a che punto sappiamo provare l’amore vero

Con Fino a che punto si torna su atmosfere cantautorali molto più classiche, pochi strumenti e tanta chitarra. La voce rotta cerca il confronto con un’anima in pena, accecata da quel dolore che sembra essere più forte lei.

Quell’altro che comunque è uguale (anche se diverso) / mi fa immaginare mi fa emozionare

Come se fosse mio è una danza erotica, un canto che vuole tenere per sé parte dell’altra persona, tenerla come se fosse di sua proprietà. Si parla di piedi, si può parlare di tutto quando la situazione si scalda.

Ma che schifo di tenerezza questo dolce veleno

L’ultima traccia si intitola C’ho creduto così tanto, chiude il disco con l’amaro in bocca, con la tenerezza di chi osserva il suo addio e cerca di trovare un senso al sentirsi estranei dopo essere stati così accanto.

Un percorso emotivo profondo, un sound difficilmente incastrabile in un unico genere: con questo nuovo album Pier Cortese spazia e fa spaziare chi ascolta, tra stati d’animo e trame sonore.

Genere musicale: cantautore

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