Giovanni Leo: magari ad avercela sempre, l’ironia

Abbiamo recensito pochi giorni fa Giornate a Righe, l’album di debutto del sound designer e autore Giovanni Leo, firmato a quattro mani con il pianista e compositore Ilario Ferrari, musicista stabilmente attivo sulla scena jazz europea e londinese. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Giornate a Righe sembra quasi un film raccontato attraverso la musica. Quanto il tuo lavoro nel cinema ha influenzato la costruzione del disco?

Direi moltissimo. Il mio approccio al suono è partito inizialmente con la musica, ma a un certo punto ha incrociato il rapporto tra audio e immagine: lì il cinema mi ha aperto infinite possibilità espressive.

Nel fare questo disco ho dovuto in parte piegarmi all’idea che oggi la musica venga fruita per lo più attraverso uno smartphone, semplificando di conseguenza alcune soluzioni sonore che avrebbero avuto bisogno di una sala surround per esprimersi al meglio.

Nonostante questo limite tecnologico, l’intenzione profonda è rimasta intatta: imbastire un racconto attraverso i suoni, dove la componente audio ha il compito preciso di stimolare e proiettare immagini visive direttamente nella testa di chi ascolta.

Molti brani sono ricchi di immagini e dettagli sonori. Quando scrivi pensi prima alle parole, ai suoni o alle scene che vuoi evocare?

La particolarità di questo album è che il processo è quasi sempre partito dai suoni. Prima nascevano le sonorità, le strutture ritmiche, le armonie o le singole note; a quel punto si aggiungevano i fonemi, i testi e infine le immagini visive. Non è una regola universale che applico sempre quando scrivo, ma in questo specifico lavoro ha rappresentato l’ottanta per cento del processo creativo. C’è stata una forte precedenza della materia sonora sulla parola.

L’album attraversa riferimenti che vanno da Dante a Paolo Conte, fino a Tim Burton e Oronzo Canà. Come sei riuscito a far convivere mondi apparentemente lontanissimi?

La risposta sta proprio in quel “apparentemente”. Nell’arte tutto può convivere: il segreto è come leghi gli elementi tra loro, trovando un filo conduttore che non faccia sembrare il contrasto una forzatura, ma un’evoluzione naturale della storia.

Ti faccio l’esempio di Orizzonti Medi. Il verso si muove lungo un climax che parte dal calcio epico per calarsi nella realtà di tutti i giorni. Dalla “vita da mediano” di Oriali – che incarna il sacrificio silenzioso, la fatica e il lavoro sporco sul campo – il focus si sposta sulla ricerca di risposte: “Cerco soluzioni, come fa l’allenatore?”.

È qui che scatta il cortocircuito narrativo ed emotivo: di fronte alla complessità dei numeri e della vita, l’ideale eroico del mediano cede il passo al caos. Ma invece di arrendermi, subentra Canà. Quando canto “Ma tra i numeri mi perdo come Oronzo nel pallone”, non lo faccio per cercare la rima facile o la risata.

Se scavi sotto la superficie, Oronzo Canà è un archetipo pazzesco dell’Italia anni ’80. Rappresenta l’italiano medio genuino e un po’ ingenuo, costantemente sottovalutato e schernito dai potenti, come il presidente Borlotti, o dai cinici dell’ambiente. È l’antieroe che, nonostante i propri limiti tecnici, trionfa grazie a doti puramente umane: la passione viscerale e la capacità di improvvisare. È il Don Chisciotte della tattica. Alla fine, chi di noi non ha mai dovuto schierare nella vita la “Bizona” o il “5-5-5”?

Quello schema non è solo una gag cinematografica, ma il simbolo di quell’arte tutta italiana di arrangiarsi quando i mezzi scarseggiano. Questa sua menzione diventa la naturale sfumatura del racconto: rappresenta il passaggio dal sacrificio metodico di Oriali all’arte di arrangiarsi nel disordine quotidiano ed è il ponte perfetto che traghetta la canzone verso i cliché della routine alienante del finale: “la domenica, la politica, le canzoni solo quelle da classifica”.

E proprio qui il cerchio si chiude con i versi del Paradiso di Dante: “O insensata cura dei mortali quanto son difettivi silogismi · quei che ti fanno in basso batter l’ali!…”. Sembra un salto quantico da Canà al Sommo Poeta, ma il legame è logico. Dai “difettivi silogismi” di Oronzo che si perde tra i numeri e i moduli tattici, arriviamo ai calcoli fallaci dell’essere umano intero.

Dante interviene come uno sguardo dall’alto che commenta le nostre piccole fatiche quotidiane, ricordandoci quanto spesso siamo noi stessi a tarparci le ali. E i versi liberi dell’indie pop cedono il posto all’endecasillabo.

Che tipo di dialogo creativo si è instaurato con Ilario Ferrari nel trasformare i tuoi testi nelle sue composizioni e nei suoi arrangiamenti?

In realtà non c’è stata una vera e propria traduzione a posteriori dei testi in arrangiamenti. Come ti dicevo, quasi tutti i brani sono nati da suggestioni musicali, da giochi sonori o da idee narrative ancora molto generiche. La parola scritta si è inserita direttamente dentro una partitura generale di tipo contrappuntistico. È stato un continuo passarsi la palla in studio, un’evoluzione in tempo reale finché l’equilibrio non emergeva da solo. Lo scambio umano e il dialogo costante sono stati la spina dorsale di tutta la produzione.

L’ironia è uno degli elementi più evidenti del disco. Quanto pensi possa essere uno strumento efficace per affrontare temi complessi?

Magari ad avercela sempre, quell’ironia. Credo sia la cifra stilistica più alta e nobile con cui possiamo permetterci di esprimere i concetti più complessi. Penso alla leggerezza e all’ironia sottile, quella famosa ironia che «non ci prende alla sprovvista» e «non ci perde mai di vista», per dirla con una citazione dei Quintorigo. Saper ridere o sorridere di un dramma o di una riflessione esistenziale non significa sminuirli, ma renderli universali e masticabili.

Dopo questo debutto, credi che la collaborazione con Ilario Ferrari possa continuare anche in futuro?

Con Ilario abbiamo condiviso tantissime esperienze in passato, dalle prime demo ai tempi di Rock Targato Italia fino a bellissimi lavori di produzione per altri artisti indipendenti della scena romana. I percorsi artistici insieme non sono mai scontati o d’obbligo, ognuno ha le sue traiettorie, ma sicuramente mi farebbe molto piacere continuare. Lui ancora non lo sa, ma ho già un bel po’ di materiale nuovo da fargli vedere, distruggere e ricostruire da capo…

Pagina Instagram Giovanni Leo

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