Glomarì, “A debita vicinanza”: recensione e streaming

Glomarì pubblica il primo album in studio A debita vicinanza (edito da Metatron, distribuzione Artist First). Una delicatissima cesellatura dell’animo espressa attraverso la chanson francese e un cantautorato unico nel suo genere, bilanciato da composizioni e arrangiamenti acustici leggeri solo in superficie.

L’album è stato scritto e prodotto dalla stessa Glomarì, in alcuni brani con la collaborazione di Stefano La Via e di Massimo Moretti, artista del quadro “L’adieu” che ha ispirato il titolo del disco: la vicinanza di due spiriti, per quanto sia prossima, non riesce mai a diventare contatto. E così ogni ogni cosa è in realtà un’ambivalenza mai netta tra opposti.

Cinque tracce su dieci sono, inoltre, accompagnate da video presenti su YouTube di cui l’autrice ha curato la regia. Tre di questi (“A suo modo danza”, “Mostarda” e “Liberà”) fanno parte della trilogia “Inaccadimenti”, premiata alla Biennale di Venezia.

Glomarì traccia per traccia

Ciao settembre è una poesia immaginifica che ci fa sentire la magia di quel mese in cui è ancora estate, ma già si pregusta la dolce malinconia dell’autunno. Una tristezza felice, la fine di un inizio e viceversa, coccolati da archi, ukulele e voce leggermente strascicata.

L’ama o non l’ama, una chanson francese con vocalizzi veloci e acuti, alternati a una cantilena modernissima che oscilla su e giù di un semitono. Il tema è l’insonnia, presentata come un fiore utopico e visionario, illuminante all’improvviso, ma allo stesso tempo pungente e orticante.

Le bugie in borghese sono quelle al limite tra verità e menzogna, quelle che diciamo più a noi stessi. Sono la “polvere sotto il letto” per autoconvincerci di una verità costruita, che tiene le fila dei nostri comportamenti. Un abito pop acustico che si finge naïf.

Filosofia dei panni stesi, che sono come quegli animi umani la cui “dolcezza è nascosta dentro a un difetto“. Dal silenzio delle parole si riesce a sentire il suono dei panni sbattuti dal vento e sembra di essere loro, che stanno “stesi ad aspettare”. Un arrangiamento più denso, arricchito dall’armonica, dalla viola da gamba e dall’arpa, melodie pizzicate quasi cinesi e melismi candidi che ricordano la cantante francese Camille.

Il rosso è più bordeaux è un’immagine perfetta della disattenzione, la folla che calpesta sporcando e scurendo un guanto rosso spaiato, che diventa bordeaux e più intenso… E non ci accorgiamo di niente, gioiosi e travolti, come ci fanno sentire violino e violoncello con un leggero accelerando finale e uno scat jazzeggiante.

Dammi serenità, “sognami volare”, fammi sentire Liberà e qui cade l’accento che, come un battito d’ali, dà la libertà. Una voce soffiata e a volte vibrante, una tensione sognante, solo chitarra e armonica.

La barca è una metafora della tempesta interiore, che bisogna lasciar sfogare in tutta la sua portentosità per coglierne fino in fondo le sfumature, senza confini. Un brano come un flusso, senza ritornelli e l’arrangiamento di Massimo Moretti in cui un pianoforte percussivo e un sound design meticolosamente indomato sfuma nella calma chitarra e in un piano sempre più rarefatto e limpido.

A suo modo danza è una breve canzone deliziosamente intarsiata come una miniatura. Non si va in giro per la vita senza lasciare qualcosa, come una foglia che trova la libertà anche “nel viaggio nella tua tasca / quando pensa di essere / morta”.

Mostarda, “resisti al sonno ancora un po’” a quell’equilibrio in bilico di una vita grigia che ci spinge per inerzia. L’espressività vocale è peculiare, ma solo nella coda si innesca la scintilla interiore, con un arrangiamento pastoso, travolgente ed equilibrato, dove il corno francese fa da motore all’estro.

In Tramontofili si filosofeggia sul tramonto, la vista suggestiva della casa disabitata in cui due amici, ossia i compositori del brano Glomarì e Stefano La Via, trascorrono un periodo di reclusione creativa. Cluster di riscaldamento al pianoforte e poi un intimo dialogo tra chitarra classica e il canto dei compositori, quello di Stefano La Via come un’eco di ricordi e desideri “non me ne vado via di qua”.

Glomarì è un’artista completa, con una padronanza delle parole che scivolano in melodie veloci e avvolgenti, un turbinio di suoni che sono immagini, trasmettendo un significato potente proprio perché solo presagito.

Genere: canzone d’autore

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