I Botanici si apprestano a tornare sui palchi del Bel Paese per promuovere Origami, secondo full-lenght album in uscita a due anni di distanza dal fortunato esordio con Solstizio.

Mattone, Nottata e Camomilla sono i tre brani scelti per anticiparne l’uscita, singoli capaci di raccontare un disco nato in un momento cruciale nella vita dei tre musicisti: «Origami parla delle difficoltà di affrontare i cambiamenti della vita senza essere pronti per farlo: relazioni finite male, percorsi di vita che d’improvviso non ci rappresentano più, sopravvivere e non arrendersi alla marea».  

Registrato al mitico Donkey Studio di Medicina (BO) da Nicola Hyppo Roda, Origami conta undici brani capaci di scavare per «cercare sé stessi e finalmente trovarsi». Il disco è stato prodotto da Alberto Bebo Guidetti, militante de Lo Stato Sociale, presenti su Camomilla.

I Botanici traccia per traccia

Si parte (piano) da Scalata, strumentale da due minuti che introduce con prospettive leggermente dolorose al disco.

Cominciano a cantare con Origami, title track che arriva subito, con molta elettricità e momenti corali, come se le origini del discorso fossero quelle dell’hardcore, ma con modalità meno aggressive (almeno all’inizio).

Uno dei singoli è Nottata, che parte piano e poi alza notevolmente il livello del rumore e la velocità, di pari passo con il numero degli shot d’amaro.

Una fotografia è quella contenuta in Polaroid, con un drumming tambureggiante e un atteggiamento tra il combattivo e il malinconico.

Ecco Mattone, che mescola i sentimenti più o meno allo stesso modo, ma con una parte recitata piuttosto oscura.

C’è un grido isolato ad aprire Camomilla, che vede il featuring de Lo Stato Sociale, ma che non per questo abbassa i ritmi o la guardia.

Si arriva a Tundra con una certa dose di malinconia, che si cerca di combattere di nuovo con un drumming nervoso, ma la sensazione non smette di aleggiare sul pezzo strumentale.

Quarantadue conta sulla forza delle chitarre e sui saliscendi vocali, in un pezzo ricchissimo di contrasti.

La descrittiva Sfortuna sviluppa i propri temi in lunghezza, con un recitato iniziale e urla imbelvite a metà.

Ritmi incalzanti quelli di Colazione, che lascia spazio sia alla chitarra sia ai cori per mostrare tutto l’arsenale cromatico a propria disposizione.

Si chiude sotto la luce della Lanterna, che illumina una canzone acustica e ricca di passione.

C’è una certa forza nelle canzoni de I Botanici, che si confermano con questa seconda uscita. Ma c’è anche una certa originalità nel dialogo tra sonorità hardcore e un atteggiamento che, qui e là, forse anche in grazia della produzione, è quasi pop (senza offesa).

Genere: alternative rock

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