I Ministri, “Cronaca nera e musica leggera tour” @ balena Festival 2021

Il Balena Festival 2021 di Genova arriva alla sua conclusione (salvo un paio di ulteriori appuntamenti internazionali più in là) e lo fa indossando l’uniforme bianca: è quella dei Ministri, che chiudono la rassegna all’Arena del Mare di Porto Antico spremendo energie in una serata caldissima in tutti i sensi.

Ma andiamo con ordine: il primo a salire sul palco è Pablo America, che prima finge improbabili ascendenze ispaniche (è nato a Torino e vive nelle Marche), poi si emoziona e si interrompe un paio di volte su Ascoltavo i Nirvana (e “mi facevo i cazzi miei”), poi passa ad Arianna dando l’impressione di essere un cantautore un po’ indie, molto spettinato e vagamente influenzato da Baglioni e Venditti. Giusto? Sbagliato: parte Loco, con intro argomentata su ben note serie anime giapponesi, e il cantautore simil-indie si trasforma in dj techno selvaggio e scatenato, con tanto di mossette di karate sul palco e di headbanging. E con un assolo di Fender Stratocaster uscito da non si sa bene dove. Ancora il tempo di confermare talento e follia vera, e poi Pablo ci saluta.

La sera sta scendendo sull’incantevole Arena, con il palco aperto alle spalle sul porto, con qualche danno per l’acustica e molti vantaggi per la vista: le luci sono calate quando Federico Dragogna e compagni si prendono la scena. Del resto sono Tempi bui e ce lo ricordano subito. Divisa bianca, si diceva, anche se senza collettone alla D’Artagnan come nel video di Peggio di niente, anche perché con i 75mila gradi che ci sono stasera sarebbero stati da utilizzare solo sotto stretta sorveglianza medica.

Anzi Dragogna sfoggia il petto villoso sotto la giubba aperta, mentre Divi mantiere l’uniforme intatta per gran parte del set. Peggio di niente, si diceva: il singolo più prominente dell’ultimo ep Cronaca nera e musica leggera arriva subito e fa cantare tutti a squarciagola: “Ho visto Nina volare/ho visto Nina cadere/non ho visto più niente”.

Energia ed emozione sono già al centro della pista: come fai a non farti spettinare dai riff della “diavoletto” rossa di Dragogna e dalle perfomance della voce sicuramente singolare ma sempre potente di Divi? Sorretti da una base ritmica robustissima fornita da Michele “Michelino” Esposito alla batteria e dalla ritmica di Marco Ulcigrai, i quattro partono in direzione di altri pezzi robusti ma con testi di grande intelligenza: ecco Comunque, ecco Gli alberi, prima di affrontare la questione del famigerato G8 di Genova, che come è noto “celebra” i vent’anni proprio nel 2021 e che vede la band, nata al Liceo Berchet di Milano ma con svariati addentellati e attinenze genovesi, particolarmente coinvolta in prima persona. Parte La piazza, ovviamente, tra gli applausi convinti.

“E se Cesare vuole fare anche il padre/si abitui ai pugnali e a dormir male”.

I Ministri e il bisogno di esprimere estate

Tocca ai Bagnini, con la loro convinzione di aver capito il mare, che in realtà non si fa capire da nessuno. Esattamente come la vita. Divi parla del “bisogno di esprimere estate con le nostre canzoni di merda”. Quindi arriva una hit estiva, un reggaeton? Non proprio: ecco Il sole (è importante che non ci sia).

Si rallenta un attimo con Sabotaggi, confermando la propensione della band a saper scrivere ed eseguire anche grandi ballad. Arriva da Fidatevi del 2018 Mentre fa giorno, che risale subito di battiti, con il suo ritornello urlatissimo: “mentre fa giorno/siamo perfetti io e te”. E la cantano tutti, ovviamente.

Poi è il turno di “Una che non suoniamo da tanto”, cioè Fuori, che è anche la title track del disco del 2010. Un po’ più recente e più compunta Se si prendono te. Si viaggia rapidi all’interno del concerto, anche perché il quartetto parla ma sempre senza concedersi pause, in una scaletta serratissima che colpisce tipo raffica di pugni. Arriva alla bocca dello stomaco, per esempio, Tienimi che ci perdiamo.

C’è tempo e c’è voglia per un omaggio a Battiato, come tantissimi stanno facendo su tutti i palchi d’Italia in questo periodo; anche se, a dire il vero, i Ministri cantavano di Alexanderplatz anche prima della scomparsa del Maestro siciliano.

Piccolissima pausa e quando tornano sul palco è subito tempo di una drammatica Il bel canto (“ci meritiamo le stragi/altro che Alberto Sordi”). Doppietta tratta dall’ultimo ep poi: prima una più tranquilla, relativamente, Inferno, poi una scatenata Cronaca nera e musica leggera, altro cazzotto elettrico ottimamente assestato.

“A dire il vero io volevo solo star bene”: ecco i tamburi regolari di Spingere, a esplorare “chilometri e chilomentri/di scogliere, di discariche”, prima della chiusura, con le rane che piovono su Una palude, magnifica e intensissima conclusione di un concerto forse non memorabile per l’acustica, ma che ha travolto tutto a livello di spessore, intelligenza e potenza pura, e che se la gioca con quello di Willie Peyote per il migliore della settimana del Balena.

Spiace, va detto, per i quattro ragazzi scalmanati che per tutta la sera hanno chiesto a gran voce Fari spenti, con Divi che si prodigava a spiegare come non fosse possibile stravolgere la scaletta. Sono Ministri, mica gente scappata di casa.

La partecipazione del pubblico, peraltro, in un concerto del genere, è inevitabile e necessaria come il sangue: prima Divi da solo, poi anche Dragogna sono scesi a fare escursioni fra il pubblico, di corsa, trafelati e impazziti, a condividere il sudore, dopo aver per tutto il tempo continuato ad accettare controvoglia le misure di contenimento dovute al virus. Venga il Green pass, vengano le misure necessarie: basta che non ci si tolga di nuovo tutto questo, perché i Tempi bui devono essere soltanto un brutto ricordo.

Testo di Fabio Alcini – Foto di Chiara Orsetti

Pagina Facebook I Ministri
Pagina Instagram I Ministri