I Plebei, “Semisterili”: recensione e streaming

Anticipato dal singolo Gioiamara, esce in cd e in digitale Semisterili, il nuovo disco della folk band trentina I Plebei, pubblicato e distribuito da Alka Record Label. Produzione artistica di Michele Guberti (Massaga Produzioni), con la partecipazione di Manuele Fusaroli, produttore di alcuni dei maggiori dischi indie italiani, presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara. Come da autodescrizione sui social, “I Plebei sono una band con un repertorio di brani originali che raccolgono in giro per il mondo e per il tempo generi e stili diversi”.

I Plebei traccia per traccia

Vinile che frigge, poi arrivano le sonorità blues per Gioiamara, singolo e apertura del disco, che parla di bufere e feste in un’atmosfera quasi noir e sicuramente vintage.

Battiti rumorosi e sensazioni orientali quelle che aprono le danze de L’israelita. Storielle che sanno di klezmer si affastellano in un brano ironico e svelto.

Si corre parecchio anche in Per che, che sa ulteriormente di balcanico ma anche di mediterraneo, con discrete dosi di divertimento e un po’ di Capossela in circolo.

Una Tediosa atarassia assale poco dopo, con la sezione ritmica in buona evidenza per un pezzo notturno e anche un po’ iroso.

La fisarmonica si impadronisce del finale di album, con Ubuntu, che oltre a essere un vecchio sistema operativo della famiglia Linux, Wikipedia ci racconta come termine delle lingue nguni-bantu traducibile come “umanità verso gli altri”. Il brano è piuttosto bucolico e speranzoso, con suoni folk.

Un buon assaggio di qualità e versatilità, questo ep de I Plebei, capaci di cambiare abito molto spesso ma senza rinunciare a una certa coerenza, sia sonora sia testuale. Ne esce un disco breve, poco più che un aperitivo, ma ricco di spunti, sicuramente degno di attenzione.

Genere musicale: folk, blues

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