I’m the Villain, “To Eat Yourself”: la recensione #esordio

To Eat Yourself è l’ep d’esordio di I’m the Villan, in uscita in cd e in digitale per Shore Dive Records. To Eat Yourself: la pronuncia è molto simile a quel “do It yourself” che ben descrive l’approccio creativo utilizzato nella realizzazione dei brani dell’ep.

Ma To Eat Yourself rimanda anche al concetto di “mangiare se stessi”: non per carenza di risorse ma per il venire meno della necessità degli altri di accedere a un’ autentica espressione artistica. Il musicista salernitano Gianmario Galano utilizza queste immagini, rafforzate da un artwork di Francesco Galano (When the Clouds), per narrare e rappresentare il proprio percorso musicale che parte dal ruolo di chitarrista nelle band e trova ora la sua completezza nel songwriting e nell’autoproduzione.

Drum machine vintage, sintetizzatori e chitarre di stampo dream pop sono i colori dominanti utilizzati da Galano per la realizzazione dei personali paesaggi sonori dell’ep. Dopo quindici anni di esperienza in formazioni della scena locale (The Bidons, When the Clouds e Fiori di Cadillac) nella primavera del 2020, in pieno lockdown, Galano/I’m the Villain si ritrova da solo in un piccolo monolocale in compagnia di un laptop, una chitarra e poco altro.

Da lì la composizione dei primi brani ispirati dalle sonorità indie-pop che ammiccano al dream pop contemporaneo e al synth pop. Nei primi mesi del 2022 prendono forma i brani che andranno a comporre il suo ep d’esordio.

I’m The Villain traccia per traccia

A dispetto di un moniker e di un titolo abbastanza minacciosi, la Song 1 con cui si apre l’ep è piuttosto tranquilla, seppur malinconica. Influenze internazionali e vaghi sensi psichedelici si muovono alle spalle di un cantato piuttosto denso.

Cala poi The shade, un’ombra fatta di chitarra e synth, nonché di ritmi rallentati e di suoni e sensazioni che si allargano piano. Si affronta la fine con Say it’s over, che ha ritmi altrettanto lenti ma anche una morbidezza quasi tropicale.

La seconda metà dell’ep si apre con una cover di No Surprises dei Radiohead, resa in maniera dreamy ma piuttosto scarna, dal punto di vista dei suoni. In linea con il resto dell’ep ma non proprio irrinunciabile.

Si torna agli inediti con Heart-shaped Ghost, che si ricopre di un’aura abbastanza vintage e torna a malinconie profonde da esplorare con calma. Il finale è un po’ tempestoso. L’ep si chiude con Little voices, che riguadagna un po’ di fiato e che propone suoni che fanno pensare al synth pop anni Ottanta.

Esordio interessante per I’m The Villain, che propone uno stile già piuttosto definito, bisognoso forse ancora di qualche limatura qui e là ma già pronto per i passi successivi.

Genere musicale: synth pop

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