Intervista: Eleuteria, l’intima ragione

eleuteria 2

Tre anni dopo l’ep d’esordio, omonimo, Eleuteria rimette in gioco sé stessa e il proprio violoncello, con un video (A metà, che puoi vedere qui), con collaborazioni, idee, progetti. Di cui le abbiamo chiesto conto in questa intervista.

Partiamo da una domanda stupida: perché una violoncellista si tuffa nel caotico mondo dell’alternative pop?

Perché sono una cantacellista (termine che ho appena inventato!) . Il violoncello è una parte importante del mio essere musicista, ma non l’unico. Il canto, la composizione, il pianoforte… mi hanno portato a desiderare una forma d’espressione personale. Alternative pop per me significa un genere non troppo identificabile, diverso dall’aspetto più sfruttato di pop, ma senza volerne abbandonare la vicinanza con il pubblico.

Come nasce “A metà”?

A metà nasce dalla malinconia di un’assenza che genera un vuoto, uno spaesamento, nasce dalla paura di sentirsi a metà per tutta la vita e dal conseguente desiderio di rialzarsi, non per cercare di sostituire quanto perso, ma per trovare dentro di sè “l’intima ragione, il via libera”.

Com’è andata la realizzazione del video? Puoi raccontare qualche aneddoto?

Le stanze di quell’hotel abbandonato, affacciate sul lago vicino a Riva del Garda, riuscivano davvero a rispecchiare l’interiorità del pezzo ed esorcizzarla allo stesso tempo. La regista è un’artista che stimo moltissimo, Alessandra Pescetta. Vi consiglio di vedere altri suoi lavori.

Abbiamo fatto nascere insieme l’idea del video, l’ambientazione spoglia, l’elemento naturale che prende il sopravvento, ma poi durante le riprese (di in un solo giorno), ogni elemento ha preso vita propria. A volte fa bene non pretendere di avere il controllo su quello che succede… tanto non lo si avrebbe comunque. E’ così, per esempio, che i miei infiniti e talvolta tragici tentativi di uscire dal buco nel pavimento (con e senza violoncello) si sono risolti in un… “et voilà!” 🙂

Eleuteria, un sound più incisivo

eleuteriaTi sei fatta accompagnare da tre membri dei Karenina: come nasce la collaborazione? Si ripeterà in futuro?

La mia collaborazione con Ottavia Marini, pianista e tastierista dei Karenina dura da moltissimi anni, ancor prima che lei entrasse a far parte del gruppo. Ci siamo conosciute tra le aule del Consevatorio di Brescia, tra i corsi di musica da camera, le lezioni di coro, i corridoi. Ricordo come fosse ieri quando mi ha accompagnato nell’esibizione del mio primo pezzo da concerto al violoncello: l’Elegia di Faurè. Le nostre due musicalità si sono sposate subito magnificamente, i nostri gusti musicali e la predilezione per il sound del Nord Europa ci hanno unito in un’amicizia e in questa bella avventura musicale.

Grazie a lei quindi sono entrata in contatto con i Karenina, e in particolare con il bassista Francesco Zini e il batterista Enrico Brugali (membro anche delle Capre a Sonagli) che mi hanno aiutato ad arrangiare e registrare il mio ultimo singolo “A metà” dal momento che avevo deciso di dargli un sound più incisivo. E’ stato molto produttivo e stimolante lavorare con loro tre, già molto affiatati tra di loro.

Hai un disco in preparazione: puoi anticipare qualcosa?

Ho tante canzoni che aspettano di essere messe su un disco, di trovare una forma, un vestito… a me invece questo terrorizza perchè amo cambiare spesso stile, dettagli, umore… Preferirei pubblicare tanti live, magari le stesse canzoni avrebbero squalcosa di diverso da dire ogni volta.