Esce giusto oggi White Fever, nuovo, in tutti i sensi, disco di Erica Romeo (qui la recensione), che con questo ep prova a dare una svolta consistente ai propri suoni e alla propria carriera di musicista. Ecco la nostra intervista.

Qual è stata la tua storia fin qui? 

Sono nata e cresciuta a pane e cantautori fin dall’infanzia, e già allora cantavo come un usignolo; ho iniziato a strimpellare la chitarra a 11 anni e iniziato così a scrivere i primi brani. A 16 anni ho avuto la fortuna e la forza di salire da sola su un palco con una chitarra elettrica (!!!) cantando “Eco di sirene” di Carmen Consoli. Da quel primo palco a oggi sono passati molti anni, fatto molti concerti, pubblicato 2 dischi più o meno ascoltabili, collaborato con molti artisti e finalmente trovato la mia strada come Erica Romeo.

Questo ep segna un cambiamento importante per la tua musica: che cosa ti ci ha spinto?

Esattamente. Questo ep per me rappresenta la maturità artistica, quella raggiunta con tanta fatica e lavoro. Tutto è successo per caso: ho conosciuto Federico Altamura, che ha voluto scommettere in me, e nel frattempo la sinergia con Ibanez mi ha dato quella spinta giusta per rivalutare seriamente la mia vena folk che in quel periodo era stata un pochino scavalcata da un lato di me più rock. Mi sono affidata completamente a Federico e il risultato mi dà conferma che ho fatto bene.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel realizzare il disco, se ci sono state? 

Sarò sincera: le difficoltà che più ho riscontrato sono state prettamente economiche. Autoprodursi un disco non è semplice, i costi sono alti e ho dovuto fare molti sacrifici. Fortunatamente accanto ho avuto musicisti che si sono immolati per la causa e hanno registrato i brani a costo zero (e non sto parlando di dilettanti, ma di professionisti come Sara Velardo, bravissima chitarrista e cantautrice, e del polistrumentista Andrea Cocilovo, figlio del famoso chitarrista Giorgio Cocilovo). Per questo li ringrazierò per sempre.

Erica Romeo: strizzando l’occhiolino al jazz

Come nasce “Bonnie & Clyde”?

Amo tantissimo Bonnie & Clyde e mi ricordo esattamente dove è nata: ero seduta sul divano della mia mansarda del litorale romano, circa 3 anni fa. Strimpellando un classico giro folk, mi è venuta l’idea di inserire delle variazioni che strizzano l’occhiolino al jazz, un mondo a me molto vicino.

Invece il testo l’ho scritto a Biella: giocando con i suoni dell’inglese maccheronico che utilizzo quando abbozzo le canzoni (dovreste sentire che sound!) sono arrivata a ripetere il nome Bonnie & Clyde, e da lì ho strutturato la storia, divertendomi parecchio a immaginare i due fuorilegge alle prese con una banca gremita di gente benestante.

Fra l’altro lo special della canzone recita la frase scritta sulla loro lapide (sembra ombrosa come cosa, ma la frase è talmente bella che non potevo non inserirla).

Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?

Sarò estremamente comprensibile: una chitarra acustica, una batteria, tanti suoni sinth e un bel moog (ovvero un basso finto che si suona come se fosse un pianoforte… più chiaro di così!) Poi ovviamente la voce e tanti, tanti cori.

La classica domanda di chiusura: si sa che il grande successo musicale si raggiunge costruendo delle rivalità fasulle (Beatles/Stones, Blur/Oasis, Albano/Romina eccetera). Potresti scegliere uno o più rivali e criticarli, anche per finta, ma aspramente, provocando poi risposte che faranno vendere a tutti molti più dischi?

Questa domanda posso definirla “scomoda”, ma non mi tirerò indietro. Be’, come non citare Levante. Si, è bravina a cantare, ma se la tira troppo e i suoi testi sono realmente banali. Se non fosse stato per la sua sboccata Alfonso, nessuno se la sarebbe filata. Ma del resto in Italia è così, vieni notato se fai qualcosa di bizzarro, non se sei bravo. (ovviamente scherzo, io amo Levante).

Un’artista invece che non apprezzo particolarmente è Erica Mou: sarà per il nome, o perché non sopporto la sperimentazione fine a sé stessa, ma trovo che sia realmente sopravvalutata. Tant’è vero che con Sugar ha chiuso i rapporti, non so se mi spiego. Devo aspettarmi una querela adesso?

Direi di no: pare che il diritto di avere una propria opinione non sia stato (ancora) abolito.