Con un disco dedicato alle poesie di Federico Tavan, ma con canzoni ricche anche di sorprese, Marco Brosolo ha pubblicato Cadremo Feroci, un disco d’autore pineo di intensità e di collaborazioni non usuali. Ecco la nostra intervista.

Come nasce l’idea di un lp intero dedicato alle poesie di Tavan, dopo l’esperienza di “Volo sbranato” di tre anni fa?

Ho composti tutti i brani di “Volo Sbranato” al massimo in mezz’ora e questo perché le poesie di Tavan contengono una forte musicalità che in me ha risuonato all’istante e potentemente. Inoltre le parole di Tavan si sono rivelate quasi sempre dei ritratti così aderenti ai miei sentimenti e sensazioni che sembravano uscire direttamente dalla mia testa!
Le poesie di Tavan in origine sono scritte in friulano: perché l’idea di tradurle non soltanto in italiano ma anche tedesco, inglese, e francese e giapponese?

Tradurre dal friulano in quatto lingue diverse ma anche trasportare la poesia alla musica e in molti modi musicali diversi… Penso che Tavan abbia avuto una grande capacità di sintesi, riuscendo a esprimere in poche e semplicissime parole delle questioni estremamente complesse e profonde. Spesso “tradurre” è “tradire”, ma per Tavan non è così: le sue poesie mantengono la stessa intensità anche in francese, in tedesco, in inglese… questo dimostra l’universalità della sua anima.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel realizzare il disco, se ci sono state?
Ho incontrato qualche difficoltà solo quando ho dovuto “far tornare i conti”: trovare i finanziamenti, trovare chi pubblicasse il lavoro, trovare i concerti per promuoverlo… tutte cose che non fanno parte delle mie competenze, ma questa volta non c’era nessun altro che poteva farle. Tuttavia, nonostante questo sia stato un percorso strano e spinoso, mi ha permesso di fare degli incontri bellissimi.

Marco Brosolo: Bobby, meglio di Elvis

Gli ospiti nel disco sono numerosi: sono curioso di conoscere motivazioni e sensazioni riguardo alle collaborazioni di Moser, Lippok, Capovilla e, ovviamente, Bobby Solo.

Rudi Moser è amico di amici e quindi é stato facile potergli parlare personalmente. A lui ho proposto “Wäre Ich Normal” perché nell’essenza questa è una canzone che fa leva sulla ripetizione di un unico giro armonico e quindi poteva far ottimo tesoro dei suoi “macchinamenti ritmici”.

Con Lippok ho collaborato in occasione di Moving Silence (cinema muto contemporaneo). Lui si é dimostrato interessato del progetto a 360 gradi e ha scelto da solo “Parabola”. La sua operazione ha svuotato la composizione e di tutti gli accordi originari, ne sono rimasti solo due, …neanche Steve Reich!

Capovilla si è innamorato di Tavan e del progetto immediatamente ed è stato entusiasmante il confronto artistico con lui. Penso che abbia dimostrato un lato di sé inedito e per “Dalle Mie Parti” non potevamo chiedere di meglio: la forza del sussurro, del parlato musicale.

Le stelle hanno voluto che Bobby Solo andasse dallo stesso liutaio a cui io mi affido e che ha reso possibile il nostro incontro. E’ stato disponibilissimo e ha dimostrato una grandezza e un’eleganza senza fine. In molti crediamo che lui abbia cantato meglio di quanto lo stesso Elvis avrebbe potuto fare!

Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?

Un ruolo importante lo hanno avuto i miei 4 set di batteria, sia vecchi che vecchissimi! Molti sintetizzatori sia analogici che digitali fanno spesso i bulli nelle varie canzoni. In “Pensiero” e in “Albero” ho usato una Gretsch (la chitarra di Eddie Cochran). Un vecchio pianoforte berlinese e un piano elettrico (“Gno Nonu” e “La Pleine Voix”). Nove chitarre acustiche (“Wäre Ich Normal” e “The Monster”). In “Eternità” c’è uno strumento musicale vivente: “I Fantasmi”, un “coro-non-coro” che strilla senza ritegno alla fine della canzone.