John Qualcosa, “Cani come figli”: recensione e streaming

A quattro anni di distanza da Sopravvivere agli amanti, tornano i John Qualcosa, il duo costituito da AmbraMarie (cantautrice e speaker di Radio Freccia) e Raffaele D’Abrusco (polistrumentista e cantante). Il nuovo disco, una dichiarazione d’amore per gli animali (ma non solo), si intitola Cani come figli ed esce per Freecom.

Anticipato dai singoli Venere senza colori e Fiori del male, il nuovo disco del duo bresciano- bergamasco si snoda tra il folk e atmosfere world e trascina l’ascoltatore in una dimensione che si può quasi toccare e respirare, tanto è immersiva la modalità con cui i John Qualcosa elaborano e stratificano a livello sonoro le composizioni, avvalendosi anche di strumenti non convenzionali.

’Cani come figli’ vuole essere come il suono dei piedi che danzano sulla sabbia, una terra lontana da osservare dal binocolo, una dichiarazione d’amore agli unici figli che avremo: i nostri cani

John Qualcosa traccia per traccia

L’apertura del disco è ricca di pathos e suggestione: Venere senza colori cresce piano dal punto di vista emotivo, aggiunge gli archi e fornisce un dialogo piuttosto fitto. Note di pianoforte a chiudere in modo drammatico.

C’è la chitarra di Carmelo Pipitone a spagnoleggiare su Cani come figli, title track altrettanto drammatica ma con stile e rapidità molto diverse. La rotta dei pirati percorre la penisola iberica e altri porti mediterranei, prima che arrivino gli squali. (Pesce)cani come figli?

Si continua a ballare con Fiori del male, che si fa gioco un po’ delle poesie di Baudelaire, rivelandosi agile e un tantino gypsy nel carattere. Ecco poi le dolcezze de Il valzer dei tulipani, promessa di eternità ovviamente non mantenuta, ma a volte è bello illudersi.

Dopo l’intermezzo Lisboa, nostalgico e chitarristico, ecco Bicchieri bassi, con Corimé, che si giova del duetto per costruire armonie vocali molto interessanti, stese su trame che accolgono influenze mediterranee e orientali.

Viaggia su un loop La solitude, che conferma l’attitudine française suggerita caldamente anche in molti altri brani del disco. Alza un po’ la voce invece Cesare, che rimane comunque su toni suggestivi e notturni. Pianoforte e voce maschile per Oliva, che chiude l’album raccontando il rapporto con un cane, intenso come è giusto che sia.

Piacciono le storie raccontate dai John Qualcosa, anche perché poggiano su una sostanza sonora molto ben costruita e su fondamenta ritmiche sempre molto vive. Il progetto conferma le proprie qualità e riceve ulteriore slancio da questo ottimo disco.

Genere musicale: alternativa

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