Juju, “Maps and Territory”: recensione e streaming

Si chiama Maps and Territory il nuovo lavoro di Juju, ultima incarnazione di Gioele Valenti (Herself, Lay Llamas), pubblicato dalla londinese Fuzz Club Records. Hanno collaborato al disco membri della band psichedelica Goat e la musicista jazz d'avanguardia Amy Denio.

Gioele Valenti, palermitano di origine, ha incominciato nel 2000 con il progetto Herself. Vincitore di Italia Wave Sicilia, viene pubblicato dalla Jestrai dei Verdena, e poi prodotto da Amaury Cambuzat (Ulan Bator e Faust). Con Herself collabora e incide con Jonathan Donahue dei Mercury Rev, che lo invita a seguirlo in tour.

Valenti debutta sulla scena psych come meta' del progetto Lay Llamas, co-producendo e scrivendo i testi e le melodie del debutto, Ostro (Rocket Recordings), che diventa un cult della scena Occult Psych italiana. Successivamente segue i Goat in giro per l'Europa, prima con i Lay Llamas, poi come chitarrista di Josefin Öhrn And The Liberation.

Maps & Territory è la terza release con i Juju, cominciato nel 2016. Dal 2017 la band pubblica per Fuzz Club Records ed è stata ospite di eventi quali la Liverpool Psych Fest e Fuzz Club Eindhoven festival, oltre ad aver girato l'Europa. L'album in sé è un concept che riflette sul continuo processo di contrazione ed espansione della realtà territoriale, contrapposto alla sua rappresentazione fisica e ideologica sulla mappa.

Juju traccia per traccia

Si parte acidi con Master and Servants, che cita i Depeche Mode soltanto nel titolo ma che si muove su ritmi molto serrati e ansiogeni.

Si distende un pochino il clima con I'm in Trance, con il featuring di Goatman, ma soltanto relativamente: il brano è corale e comunque fitto di suoni, quasi tribale.

Si diffonde senza problemi di tempo Motherfucker Core, passeggiata elettrica in territori che non sono lontani dalla Madchester anni '90, con qualche tentazione psichedelica che spunta qui e là.

Passo pesante e chitarra epica in If You Will Fall, che si allunga su spazi virtuali e mantiene il proprio ritmo costante e ipnotico.

Oggetto anche di video (scimmiesco) ecco poi God is a Rover, che sembra calarsi volentieri nelle acque dello shoegaze, un po' ballando e un po' saltando, ma sempre scintillando.

Finale aperto dal sax con Archontes Take Control che vede la partecipazione dell'artista sperimentale Amy Demio, per una parte conclusiva che sembra voler decidere se lasciarsi andare alla trance oppure recuperare il controllo (e alla fine opta per quest'ultima scelta).

Ulteriore conferma del talento e delle capacità di Valenti, questo disco die Juju si porta un passo oltre nel discorso di sonorità internazionali e aggiunge qualche tassello in più a una carriera già decisamente illustre.

Genere: psych rock

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