Antonio Bufi e Antonio Lisena hanno deciso di combinare musica elettronica e concreta con sonorità di matrice rock. L’hanno deciso svariati anni fa, sotto il nome di P.oZ., con cui hanno pubblicato 61:16 – Viviamo in tempi moderni….dopotutto, nel 2010

Oggi il duo pugliese torna a colpire, volando però parecchio alto: 2974 Musik for Dark Airport è un disco apertamente ispirato al crollo delle Torri Gemelle e dedicato alle vittime di tutti gli attentati aerei.

Un’ispirazione di livello alto che si concretizza in una serie di tracce per lo più elettroniche, attente al ritmo, ricche di spunti e di punti di vista differenti.

Le tracce, a occhio, prendono spunto dalle sigle degli aerei: si apre perciò con D1 che ci porta immediatamente nell’alto dei cieli, con le comunicazioni di servizio di un pilota, su un tappeto sonoro minimal.

Si entra in atmosfere robotiche con A2, che ha anche accelerazioni di ritmo e passaggi vicini al d’n’b. La R3 sfrutta sonorità industrial per costruire un’atmosfera molto cupa.

Più “aperta” K4, che include anche sonorità più vicine al rock, anche se non esattamente mainstream. Anche più “sporca” A5, che mette insieme dissonanze e distorsioni per un passaggio dai tratti curiosi e piuttosto veementi.

I6 apre con pochi suoni netti , che si arricchiscono via via con l’arrivo di fiati e di altre sonorità, in un crescendo dal minimal al polifonico.

Sensazioni differenti per R7, tra voci di bambini e un pianoforte cadenzato e profondamente malinconico, con estratti della voce dell’ex presidente americano Bush che parla degli attentati e delle ritorsioni successive.

P8 oscilla tra emozioni diverse, con un ritmo quasi allegro che si oppone a sonorità spesso piuttosto oscure. Mondi complicati stanno sotto i suoni di O9, mentre la R10 beccheggia e rolla su panorami vellutati ma inquietanti.

T11 si tuffa in distruzioni dal riverbero elettronico, di nuovo con le voci degli aerei a fare da inquietante accompagnamento. Si chiude con il pianoforte malinconico di DA2974, e con una voce che sussurra: “Don’t do it again”.

Il suono del disco è vario e strutturato in modo intelligente: è vero che le atmosfere elettroniche prendono spesso il centro della scena, ma un bilanciamento sapiente con l’analogico consente all’album di proporre più facce differenti.