Un disco oscuro ma anche ricco di spunti di interesse e di creatività, nascosta spesso sotto mentite spoglie: si chiama Dannato il disco di Futeisha, (qui la nostra recensione) che passa dall’acustico all’elettronico, con qualche sonorità indie. Lo abbiamo intervistato.

Mi puoi raccontare la tua storia?
Be’, non amo troppo parlare di me, ti posso dire che sono nato in Argentina da una famiglia argentina, fortunatamente siamo emigrati in Europa.

Ovviamente son successe molte cose, ma fin da giovane ho ascoltato musica punk o underground, cosa che mi ha spinto a frequentare i locali più malfamati a vedere concerti sempre più laidi.

In cantine sozze e squat ho conosciuto Stefano dei Movie Star Junkies: oltre a essere una delle mie band preferite mi ha coinvolto nel suo progetto Gianni Giublena Rosacroce e poi abbiamo fondato la Piramide di Sangue.

In quale atmosfera hai realizzato l’album?
Questo disco nasce come esorcismo a una depressione, anche se due brani sono stati registrati prima. Ho registrato il disco principalmente con un quattro tracce analogico e lo studio/sala prove della Piramide di Sangue, che è anche casa mia e di qualche piramidale a Torino.

Sono presenti molti piramidi e amici nel disco proprio perché da noi c’è molto movimento. Oltretutto ho sempre saputo che senza di loro non sarebbe venuto così bene.

La morte è evidentemente una presenza costante nel disco, a partire dai titoli. Perché hai scelto di sottolineare questa presenza costante?
Perché, che ce ne rendiamo conto o meno, nella nostra epoca rimane poco di umano. Siamo non vivi e non morti lobotomizzati dai nostri sensi e desideri.

Il desiderio di morte autentica è una delle poche cose che ci rimane. L’ apocalisse è già avvenuta, solo che non ce ne siamo resi conto, non riuscendo a staccare gli occhi dalla finzione che ci circonda.

Il pezzo più curioso del disco è, a mio parere, “Il colore verde”: mi puoi raccontare come nasce il pezzo e in quali circostanze hai raccolto la narrazione che vi è racchiusa?
Il brano è nato una sera che ero sbronzo con Krano (membro delle Piramide, ex chitarrista dei Vermillion Sands, Vernon selavi, Krano e i postumi, ecc ecc).

Ho voluto parlare di Gustavo Rol (“storico” sensitivo italiano morto nel ’94 e narratore nel brano, Ndr), perché sono interessato all’esoterismo e perché è di Torino. Il Velvet (uno dei locali marci dei concerti di Torino) è proprio vicino a dove abitava.

Mi piace molto questo racconto perché parla sia del desiderio di potenza, del raggiungimento di esso e del fallimento. Il fallimento è lo stato più alto delle cose: come ci insegna Samuel Beckett bisogna cercare di fallire sempre di più, di fallire sempre meglio.