Lamante, “In Memoria di”: la recensione

Lamante, il progetto musicale di Giorgia Pietribiasi, cantautrice classe ’99 di Schio, pubblica oggi 9 maggio, per Artist First,  il suo primo disco In Memoria di prodotto insieme a Taketo Gohara. L’uscita del suo primo disco è stata anticipata dalla pubblicazione di brani che han mostrato la sua potente forza espressiva e comunicativa. In questo suo primo disco, Giorgia si racconta attraverso undici canzoni che sembrano essere istantanee di un album fotografico con cui ripercorre le sue origini, le sue memorie, la sua vita.

Lamante traccia per traccia

I futuri possibili, ormai impossibili, sono al centro di Come volevi essere, traccia d’apertura piuttosto stratificata e anche tempestosa. Il grido è acuto e disperato, per certi versi, sebbene si appoggi su vari livelli sonori che lo attutiscono un po’.

Dinamica e aggressiva, ecco Non chiamarmi bella: “Sono un’anarchica mancata“, dice Lamante, per un altro urlo che si ribella a un certo numero di cliché con atteggiamento piuttosto punk.

Questioni di capelli e di pensieri in Rossetto, che è molto oscura ma vibra da dentro, e piano piano si lascia andare a ulteriori sfoghi di rabbia, evidentemente molto radicata e non destinata a esaurirsi in fretta.

Un momento di dolcezza si consuma in Prima di te, che racconta principalmente di solitudini che si incontrano. La scrittura fa pensare a Motta, ma il flusso di pensieri è del tutto personale e intimo.

Accenni di fiati nell’incipit di Ed è proprio così, altro brano che si muove nelle oscurità, per raccontare l’altro lato di una relazione, prima che la voce si alzi e gli animi si scaldino.

Non c’è Tolstoj ma parecchia autobiografia in Guerra & Pace, che racconta moltissimo, anche in campi particolarmente personali, su un movimento sonoro che cresce piano piano e balla anche un po’, soprattutto in un finale allungato, cupo e techno.

Sensazioni sonore diffuse, anche un po’ world music, per un brano sincopato e ritmato come Ebano: si parla sempre di amore, lo si grida, probabilmente lo si vuole moltissimo.

Melodie di chitarra e molta dolcezza per Annamaria, che parla di guerra e si avvolge di tristezza. Ecco poi L’ultimo piano, canzone dalle molte vite, capace di cambiare passo e in parte anche umore.

Atmosfere più tranquille quelle che celebrano La nostra prova di danza, che racconta di attese e notti di festa, ma anche una promessa di rimanere. A chiudere ecco il piano e voce per Ciao cari, che alterna pensieri di vita e di morte, anche se la disperazione, in qualche modo, si può superare.

E’ un progetto originale, quello di Lamante, e già questo è un enorme punto a favore. In più si tratta di un disco intenso e ricco, di contenuti e di significati, attento ai testi come alla musica, molto personale e intimo anche quando grida forte. Ottime sensazioni, anche in prospettiva futura.

Genere musicale: cantautrice

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