Lato, “Karisma”: la recensione

A distanza di qualche anno dall’uscita di Out of the Dark, e dopo la release dell’ultimo singolo Stars Spangling è in arrivo il nuovo album dei Lato, intitolato Karisma. Un viaggio sonoro che nasce dal groove, sul quale si appoggiano le canzoni lasciando che le melodietinteggino una sequenza di ritmi primordiali.

Le tracce sono accompagnate da una serie di video che si intrecciano con le atmosfere dei brani. Karisma è caratterizzato da un impatto sonico originale e da un’atmosfera “live”, ma è anche un concept album che esplora le varie dimensioni del carisma.

Questa volta è cominciato tutto dai groove. Le canzoni sono venute dopo, è stato il ritmo a guidarci. È stato come se le melodie avessero avuto bisogno di adagiarsi su una solida base

Lato traccia per traccia

Partenza acquatica per Soul for Blood, che apre il disco, allargandosi poi a orizzonti di dream pop piuttosto malinconico, accompagnato dal sax. Rimbalzano tamburi potenti invece in Certainty and Disenchantment, che ha toni molto vicini alla new wave e che cavalca ritmi intensi e passioni struggenti.

Chitarre e movimento aprono Camouflage, che sa di rock internazionale e che segue ritmi medi ma intensi. C’è il basso a disegnare linee flessibili per Millions of Us, che si inerpica su sentieri psichedelici, filtrando tra sensazioni desertiche e le suggestioni del sax.

Battiti pesanti quelli che introducono Stars Spangling, che ha piccole risonanze ad accompagnare un cammino improntato a suoni forti. Per Karisma Ape il cantato è quasi sottovoce, mentre il tracciato sonoro si snoda con regolarità, evocando scenari post grunge.

Una ricca base blues fa da terreno di costruzione per Machine Head Warning, circolare e piuttosto insinuante. Aggettivo che si adatta bene anche al tragitto che fa percorrere la seguente Triangular, ondeggiante, psych e orientata verso il desert rock, con esplosioni improvvise.

Di nuovo questioni di testa quelle che tengono banco in Hole in my head, che fa pensare un po’ ai Morphine, a prescindere dal ritornello cantato anche in italiano. Diamonds invece cavalca percorsi di rock rumoroso, potente e molto diretto.

Oscurità e malinconia prendono possesso poi di Deep, che approfondisce le proprie idee notturne anche con l’uso degli archi. Il cantato arriva dopo metà canzone, preparato con cura e intessuto di sentimenti. Si chiude in acustico con Dancing with Decadence, permeata di tristezze piuttosto languide.

Bel lavoro quello dei Lato, che variano sonorità e idee lungo un disco che mescola influenze costruendo però una bella personalità coerente dalla prima all’ultima traccia.

Genere musicale: dream pop, shoegaze, post punk

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