Con una copertina fumettosa, che probabilmente cita gli 883, pubblicato da  Matilde Dischi / Artist First, esce Un altro album il secondo disco dei Legno, progetto indipendente formato da due artisti con una scatola in testa, giusto per essere sintetici.

Non a caso, insieme al disco esce anche un fumetto: i Legno ci tengono molto a specificare che si tratta di un fumetto vero e proprio creato con l’intento di dare un valore al disco come supporto fisico. L’idea del fumetto nasce dalla loro passione per il mondo dei supereroi e dal loro immenso desiderio di farne parte. Per la realizzazione del fumetto hanno lavorato con il disegnatore  Niccolò Storai Francesca Del Sala, che sono riusciti a raccontare la loro storia.

“Un altro album è un disco sincero, diretto, semplice” raccontano i LEGNO “ Parla d’Amore, di quello che ti sgualcisce i vestiti, che ti lascia da solo come un coglione sotto la pioggia. Dell’amore che sa essere forte ma anche maledettamente fragile. L’amore ironico, malinconico, imperfetto. E come se ci fossimo tolti la scatola per farvela indossare.”

Legno traccia per traccia

Si parte con la ben nota Affogare, già molto navigata e, seppur recente, quasi brano cardine dell’itpop targato 2020, con le sue strofe catchy e la tromba sul finale.

Discorso abbastanza simile anche per la ballatona In (gin) di vita, che sa un po’ di Vasco, soprattutto per il cantato, e che confronta le movenze di pianoforte e basso.

C’è anche Wrongonyou ad arricchire Hollywood, cadenzata da un beat regolare e dalle tastierine, prima di aprirsi del tutto, in un mood abbastanza thegiornalistico.

Altra ballatona in arrivo: ecco I Goal di Weah, quintessenza dell’indie pop che cita il calcio, il vintage, il festivalbar, l’adolescenza, Dalla, Bologna, i Doors. Si rischia quasi di andare in overdose di luoghi comuni.

Ecco poi Instagrammare, in combutta con i rovere, canzone estiva e fotografica che parla di social, mojito e privé, con la citazione d’ordine di Loredana Berté. Tornano sensazioni alla Vasco per una piuttosto alcolica e molto malinconica Delia.

Lupin III e le serie Netflix costituiscono il punto di partenza di Casa de Papel, altro singolo ben noto, quello che “è bello finché dura anche se non è bello”, con basso che si muove in modo elegante e chitarretta malinconica alle spalle.

Un po’ gazzellosa, ecco Sto in fissa per te. Cosa mancava nel panorama indie? Ah già, il porno: ecco infatti Porn Hub, altra canzone che celebra la mancanza da lei e alcune soluzioni, diciamo così, non di alto profilo.

Amara, nonostante la caramella mou, Ho pestato una merda, che fischietta e parla di kebab e tamarri. Fottutamente bellissimo è un’altra celebrazione, stavolta con toni apertamente synth pop, di un amore che non c’è più ma che forse insomma dai, magari potrebbe tornare.

Chitarra elettrica a dettare il mood di Patatine fritte, brano di scorno, rimpianto e disperazione. Tanto che “mi scordo pure nella pasta il sale/e Gerry Scotti ha un fisico bestiale”. Ok.

Si chiude tatticamente con La Canzone di Natale, che non parla di Abdul e dei guanti della nonna (ma la nonna c’è), ma che si chiede se domani sarà “un’altra giornata di merda”. Si chiude con coro di bambini che si chiedono chi li salverà. Ma i Legno, che domande.

I Legno pubblicano il disco perfetto, per certi versi: tutti gli elementi dell’indie pop sono schierati in maniera ordinata, la candidatura a eredi di TheGiornalisti (e un po’ anche dei Canova) è presentata in maniera corretta, i singoli sono assolutamente indiscutibili, le citazioni anni ’80 tutte in ordine.

Forse anche un filo troppo perfetta: qualche uscita dal percorso non sarebbe stata male e tra l’altro avrebbe preparato il duo all’inevitabile. Perché ragazzi, diciamocelo: è stata una bella stagione, ma è agli sgoccioli, e c’è bisogno di qualcosa di nuovo all’orizzonte.

Peraltro una parte dell’effetto “già sentito” è anche dato dal fatto che mezzo album è già uscito come singolo: pur alfieri della difesa dell’album, come dimostra l’operazione fumetto, i Legno paradossalmente sembrano proprio la band che trova molto maggior senso nella pubblicazione di singoli (che oggettivamente spaccano) e un po’ meno sulla distanza lunga.

Genere: itpop

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