Si chiama Rottami il nuovo disco dei Fraulein Rottenmeier: un lavoro che mescola svariati generi musicali, anche se la base è quasi del tutto elettronica, ma con tutte le sfumature dalla tecno al pop e ritorno.

Il disco, erede di Elettronica Maccheronica apre le danze con il singolo piuttosto danzereccio “Rumore”, ma ha parecchie altre facce da mostrare. Abbiamo intervistato la band per capirne qualcosa di più.

Vorrei sapere che cosa è cambiato per voi da “Elettronica maccheronica” a “Rottami” e qual è stata l’atmosfera che ha accompagnato il nuovo disco.

Rottami ed Elettronica Maccheronica hanno avuto genesi completamente diverse. EM era un disco molto più irruento, nel modo di concepire i pezzi e nelle intenzioni concettuali. Rottami viene dopo anni di riflessione. È un disco che sposta l’asticella più in alto perché abbiamo osato andare verso il pop più composto e meno strano a tutti i costi.

È anche un disco più consapevole, perché nasce da una decisione precisa. Dopo un lungo periodo di crisi cercando direzioni più o meno ragionate abbiamo deciso di cestinare tutto e ritrovare una composizione più istintiva. E in pochi mesi è nato il disco.

Il vostro disco come altri dischi italiani di questo momento incita soprattutto a una reazione: posto che la vostra posizione in merito è molto chiara, secondo voi siamo di fronte, dopo anni di passività, a una riscoperta anche in musica della possibilità di risvegliare le coscienze e di smettere di guardarsi l’ombelico?

L’ottimismo di Rottami è una cosa che viene dalla maturazione, non certo dal miglioramento della situazione.  La crisi italiana, e discografica in specie, sembrano non vedere fine e accanto a noi si respira una depressione cosmica che finisce per alimentare se stessa in un circolo vizioso. Incitiamo alla reazione perché il movimento positivo e costruttivo è l’unica via per smuovere le acque.

Se si tratti di un risveglio di coscienza collettivo è difficile da dire. Di sicuro la musica ha potere, ma noi crediamo che il messaggio non debba essere necessariamente politico o di lotta, ma possa anche veicolare un semplice atteggiamento di positività costruttiva.

Trovo che il pezzo più curioso del disco sia “Morta Maria”: mi spiegate come è nato il testo e che cosa simboleggia?

Dunque, il testo di Morta Maria è nato in Sardegna, ispirato dal nome di un paesino (Murta Maria). Ho pensato a Maria come al simbolo della diversità. Maria poteva essere una strega giustiziata dal popolo, che quindi nel pezzo gioisce per la liberazione dalla minaccia.

Maria però è anche il nome più italiano che si possa immaginare e la sua dipartita potrebbe quindi simboleggiare la morte della provincialità. Una festa vera, insomma.

So che per il disco precedente vi siete inventati situazioni ai limiti dell’inverosimile, tipo suonare i pezzi in “Sincronia Transpaziale” da tre posti diversi, tra cui un furgone in movimento. Che cosa vi inventerete per “Rottami”?

Rottami arriva in un periodo molto diverso. Vuole essere un disco più maturo del precedente e parte di questo processo sta anche nel non dover necessariamente stupire a tutti i costi con trovate provocatorie.

Avevamo pensato di far pagare il cd fisico 9,99€ e di mettere un centesimo all’interno della confezione, sotto la coroncina in cui si incastra il cd, ma per un pugno di millimetri il centesimo non ci sta, e poi i Ministri davano 1 euro anni fa… Sarebbe stata una scelta cheap!

Siete la prima band che io ricordi a dichiarare esplicitamente che non ringrazia nessuno per il disco… Avete fatto davvero tutto da soli o chi vi ha aiutato non vi sta troppo simpatico?

Ahahah! Al momento della compilazione del libretto ci siamo ritrovati a scrivere i ringraziamenti più assurdi. Poi ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: chi doveva essere ringraziato in realtà è stato pagato… Gli altri sostenitori sanno che li amiamo, e poi i ringraziamenti sui libretti li leggono solo gli interessati!