Luca Dell’Olio, “Quasaridioma”: recensione e streaming

Quasaridioma è il primo disco del giovane artista comasco, torinese d’adozione, Luca Dell’Olio. Un album figlio dell’amore per il songwriting di Neil Young o Nick Drake ma allo stesso tempo mutevole; il disco è stato registrato e masterizzato da Raffaele Orrù al dBis Studio, presso i Magazzini Docks Dora di Torino.

Luca Dell’Olio traccia per traccia

Si parte morbidi e fluidi con Disillusion Song, armonizzata in territori che sanno di folk e di blues, con un mood comunque piuttosto aperto e solare.

Aria soffice anche quella di Made in Nurapolis, un rock medio con qualche parte incidente e un finale quasi psichedelico.

Chitarra in partenza di Hello to Never, che poi segue strade un po’ più ruvide, con la sezione ritmica che acquista battiti e rende i suoni un po’ più vibranti.

Quale malinconia che si allunga in Wrong Ways Ballad, che in realtà non sa tantissimo di ballad ma che è la prima a far entrare più oscurità che luce nelle proprie trame. Finale grandemente elettrico.

Dusty Clocks va a esplorare situazioni psichedeliche, con sensazioni vintage assortite, e fantasmi sonori che emergono ovunque.

Con un retrogusto un po’ alla Bowie di Space Oddity, ma con colori più scuri, ecco poi Out of the Blue, ammantata di un certo qual dramma.

Un po’ più leggera l’aria di Whatever you think of me, che comunque conserva un po’ di malinconia nell’umore, pur con un passo abbastanza svelto.

Si chiude con un’insinuante Pale Shallow Waters, altro brano portatore di qualche sensazione vintage, con risonanze Sixties.

Esordio convincente per Luca Dell’Olio, che fa sue le lezioni di tanti songwriter importanti e ne offre una propria versione, versatile e capace di adattarsi al contesto senza mai snaturarsi.

Genere: rock, blues

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