Mani, “Non cresciamo mai”: recensione e streaming

Esce l’album di debutto del progetto solista di Marco Feliciani, Mani, dal titolo Non cresciamo mai. Un’autobiografia musicale senza filtri, una delicatezza immersiva di chi svela completamente il suo mondo in un monolocale, una nuova storia contenuta in una vecchia Moleskine.

Marco Feliciani è un cantautore nato nel 1999 in Ancona. Si avvicina alla musica già da piccolino grazie al padre e alla zia che lo spronano a prendere lezioni di canto. Si diploma al Liceo Musicale C. Rinaldini di Ancona nel 2018, dove inizia a scrivere le proprie canzoni. Frequenta l’accademia di canto SOM a Prato e successivamente si trasferisce a Milano per studiare all’accademia di musica NAM. Apre concerti di diversi artisti, prende parte a numerosi eventi e partecipa a dei programmi televisivi. In seguito si esibisce in alcuni locali facendo ascoltare la propria musica e, anche, lungo le vie milanesi come artista di strada.

Nel 2019 pubblica sulle piattaforme digitali il suo primo singolo da cantautore, Pesce Rosso, registrato al SAE di Milano da Riccardo Vitali e accompagnato da Nicola Marconi, Daniele Marconi, Zeno Le Moglie e Francesco Taucci; correlato col videoclip di Megan Stancanelli. L’anno successivo, con la stessa produzione, pubblica altri due singoli: Come l’affronto? e Non è stato facile. A causa della pandemia, torna nelle Marche dove inizia a frequentare l’Università di Macerata.

Nel 2021 inizia a registrare il suo primo disco con la NuFabric e lo Studio Rec106 con la produzione di Ludovico Bartolozzi, Stefano Luciani, Riccardo Vitali, Nicola Marconi, Marco Sbarbati e Giacomo Pratelli. Presenta il disco in uscita con i due singoli Non cresciamo mai e Cappotto, correlato con i videoclip di Letizia Castellano.

Mani traccia per traccia

Il disco si apre con Non è stato facile, proclamazione di difficoltà in salsa itpop, su linee semplici.

Ecco poi la title track, Non cresciamo mai, che nasce su un giro di chitarra morbido e che instilla ulteriori sentimenti malinconici.

Non c’è praticamente cesura con Facciamo finta, che rimane quasi sulle stesse note e sicuramente sugli stessi sentimenti, orchestrati dal pianoforte stavolta.

Appena più vivace Monolocale, che parla di fuga, sempre cantando sempre con voce sostanzialmente sussurrata. Eccoci poi sui Banchi, tematiche simili ma ritmiche appena più scoppiettanti (e la rivelazione sconvolgente di aver “sgranocchiato il banco”. Io boh).

Parla di maschere e di vuoti Cappotto, che cerca un senso e lo fa con qualche tendenza sintetica. Note dolci e malinconiche anche quelle di Solo il meglio.

Parte poi il quartetto delle canzoni in versione acustica: si parte da Sincero, ovviamente un brano a cuore aperto con un buon tratteggio di chitarra. Scampoli di struggimento pervadono anche Come l’affronto?

GODOT è la presenza aggiuntiva sui dialoghi de I sogni degli altri, molto intensa e forse la migliore del disco. Si chiude con le note vagamente jazzate della torrentizia Pesce rosso.

Che dire? Se l’idea di Mani è quella di scrivere canzoni di una semplicità totale e senza guizzi, ma perfettamente conformate intorno al suo cuore spezzato, ha sicuramente centrato l’obiettivo.

Genere musicale: pop

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