Martæ, “L’ultima volta”: la recensione

Si chiama L'ultima volta l'ep d'esordio, in uscita proprio oggi 14 giugno, di Martæ, giovane cantautrice e chitarrista di 19 anni che si affaccia sul panorama musicale italiano con un disco raffinato e elegante, proposto con grazia e talento. La sua musica riflette le sonorità della scena italiana indie/pop, come anche il suo background di musica e chitarra classica.

“Le tracce dell’ep rappresentano ognuna una parte di me, una parte della persona che ero. Ogni pezzo è una sorta di esorcismo necessario per potersi comprendere, guardarsi dentro e poi comunicarlo alle persone. E quando sei pronto a dirlo (cantarlo in questo caso) non ne senti più il peso. Il disco parla di tante cose, alcune canzoni parlano di mitologia, altri di letteratura ma alla fine ci sono sempre io dentro. Dietro ad ogni parola, figura c’è sempre Marta".

Martae traccia per traccia

Si parte proprio da Amelia, personaggio letterario ma anche piuttosto corposo all'interno di una canzone di personalità, ligia al cantautorato femminile dolce sì, ma anche piuttosto robusto.

Molta delicatezza ma anche piccole inquietudini disseminate all'interno di Venere, canzone marina, semplice come un'onda. Quando entrano gli strumenti la dimensione del pathos cambia e così la canzone.

Ballata quasi di strada Polvere di zaffiri, ricca di immagini e di un drumming robusto, che opera contrasti curiosi con la voce di Marta.

Si procede su modi ricchi di intensità e anche dotati di una certa ruvida eleganza con Voglio, canzone di volontà appunto, consistente e vibrante.

Il brano che chiude l'ep è anche il più drammatico ed evocativo: Il canto dei folli pesca dall'antico per rendere presente una passione senza fine.

Esordio notevole per la giovanissima Martæ, in grado già ora e già da cinque sole canzoni di mostrare virtù che magari andranno affinate nel tempo ma che fin da subito dimostrano un talento difficile da ignorare.

Genere: cantautrice

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