Esce per Virgin Records/Universal Music La Matematica dei Rami, nuovo lavoro firmato da Max Gazzè. Elaborato negli ultimi mesi in studio insieme a Daniele Silvestri, Fabio Rondanini, Gabriele Lazzarotti, Duilio Galioto, Daniele Fiaschi e Daniele “il Mafio” Tortora, cioè la Magical Mystery Band che ha prodotto il suo nuovo disco e che lo ha accompagnato sul palco dell’Ariston nella serata delle canzoni d’autore sulle note di Del Mondo, cover dei CSI inserita anche nell’album.

Queste immagini, registrate mentre provavamo il brano dei CSI che avremmo poi inserito nell’album ed eseguito a Sanremo – scrive Max su Facebook – raccontano almeno in parte i nostri ultimi, intensissimi mesi: live set e live recording “alla vecchia” (roba da anni 70), ore piccole di pura passione, risate, idee e armonie a confronto.

In un momento in cui il mondo è costretto alla distanza, noi abbiamo avuto la fortuna di riunirci. L’incredibile intensità di questo ritrovarci improvvisamente vicini, strumenti in mano, dopo tutti questi mesi, credo si senta in ogni nota di queste canzoni.

Era iniziato tutto nel mio studio casalingo, raccogliendo materiale di provenienze diverse e spesso inattese. Poi le strade che a volte si incrociano, in questo caso la mia e quella della MMB, e l’illuminazione: facciamolo insieme!

Una settimana dopo mi sono “trasferito” al Terminal2Studio, nostra comune casa, condividendo tutto con i miei nuovi compagni di avventura. È nata così la nostra “matematica dei rami”.

Rubando la tesi di Leonardo Da Vinci: come l’albero sembra seguire un andamento caotico nella crescita dei suoi rami per resistere al vento, così anche noi nell’apparente casualità delle nostre interazioni, dei nostri diversi suoni, delle diverse intenzioni, abbiamo trovato una forza tenace e antica, un’elastica e armonica resistenza di cui andiamo fieri”.

Max Gazzè traccia per traccia

“Potremmo perdere la testa e fare un sacco di stronzate”: oppure potremmo incominciare il disco con una canzone come Considerando, che è un classic Gazzè, con il gerundio nel titolo, con il suo passo placido che si fa più serrato, con il suo testo intimo e comunicativo, capace di accendersi e di formulare ipotesi a spron battuto.

Ambienti vintage e cinematografici quelli che si arredano per Il vero amore, storia che ha un che di noir e di spionistico, oltre che di swing, ma che racconta l’amore da prospettive diverse.

Si corre un po’ sull’onda dei ricordi per Un’altra adolescenza, morbida ma dinamica. Storia raccontata con grazia e gentilezza, e con un po’ di vociare in fondo.

Ecco poi la versione con Silvestri “parlante” o “recitante” alla voce di Del Mondo, magnifica canzone dei CSI che Gazzè ha il merito di rendere con rispetto e ammirazione coerente anche a livello sonoro.

Le casalinghe di Shanghai si fingono molte cose diverse, ma soprattutto sono protagoniste di una canzone ironico/amara che cerca di rompere la solitudine.

Tocca a Il farmacista, divertissement portato anche sul palco dell’Ariston, benché ci fossero brani di altro spessore nel disco: ma evidentemente la prospettiva di travestirsi da Leonardo, Dalì e Clark Kent era troppo attraente per lasciarsela scappare.

Si poppeggia in modo molto ritmato anche ne L’animale guida, che sa un po’ di Blur dei vecchi tempi, con elettronica usata in modo narrativo, giocando con le ombre e i mostri ma senza farsi mai spaventare davvero.

Pianoforte e atteggiamento classico malinconico per la delicata Attraverso, che riporta a galla il Gazzè “cantautore” nel senso proprio del termine, meno pop e più vintage, perfettamente all’altezza della sfida.

Problemi matrimoniali, d’umore e d’incarnato quelli enunciati in Autoanalisi. Come in altri episodi dell’album, si parla d’amore, di relazioni, per lo più sbagliati, e si chiarisce la differenza tra amore e volersi bene.

La chiusura dell’album è affidata a Figlia, che vede il ritorno della voce di Silvestri, pronto ad accompagnare l’amico Max su un pezzo che ha qualità psichedeliche su un tracciato ordinato e dinamico, leggermente in salita fino a esplosioni finali.

Posto che si fatica a capire perché, in un disco così ricco di perle anche molto più “sanremesi”, Max Gazzè abbia scelto proprio Il farmacista come biglietto da visita di questo album, va celebrata la sempre viva capacità del cantautore romano di produrre canzoni vive, intense, significative e spesso divertenti. Anche in tempi in cui è necessaria “un’elastica e armonica resistenza”.

Quando la carriera è così lunga e piena di successi si fa fatica a fare una classifica dal migliore al peggiore (anche se ehi, Rockol su ste cose ce campa). Meglio accogliere la complessità di una carriera e di una poetica che riesce a passare dal “più pop” al “meno pop” senza calare di una tacca il livello di qualità.

Genere musicale: cantautore

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