Monica P, “Rosso che non vedi”: la recensione

Rosso che non vedi è il terzo e nuovo album di Monica P, all’anagrafe Monica Postiglione. La cantautrice nasce a Torino e si forma tra la West Coast e l’Inghilterra. Dieci tracce, prodotte da Don Antonio (Antonio Gramentieri), nelle quali si incontrano agilissimi refrain e sofisticati inserti musicali.

«Rosso è il colore dell’evidenza, che eppure non vediamo. Di qui il titolo dell’album», spiega Monica P. «E’ il colore della passione, dell’amore, della violenza. Di tutto quello che accettiamo per comodità e abitudine, o che rinneghiamo per paura. Tra le urla confusionarie di uno “spazio vuoto” nella sostanza, dove tutti vogliono la meglio e si prendono la ragione gettandosela in faccia, dove brindiamo ogni giorno – senza nemmeno accorgercene – a un mondo corrotto e che cade a pezzi, possiamo fare soltanto due cose: adeguarci finendo per essere quello che non siamo, oppure salvarci, rimanendo sospesi tra amore, gioco e immaginazione, e una visione ironica di questa società che, in fondo, sa di tragicamente comico».

Monica P traccia per traccia

Il disco si apre su una movimentata Corpi fragili, brano che bilancia bene elettronica e sensazioni più calde. Devo essere così rallenta un po’ e si imposta su toni più riflessivi, ma senza scelte particolarmente drastiche.

Labbra rosse si fa più narrativa e anche più malinconia, mantenendo una certa quantità di vibrazioni elettriche, anche se la base della canzone è chiaramente folk.

Si prosegue con Tutto il resto rende più denaro, gioco dialettico che si divide tra l’ottimismo delle sonorità e l’acidità del testo. C’è maggiore omogeneità tra musica e testo in una Calma apparente che si svolge su ritmi moderati, con qualche un finale oscuro dopo un pezzo che di base è rock-pop.

Qualcosa di più british filtra fino all’interno di Prendimi, che si muove su onde sensuali e blueseggianti, con tanto di sax.

Chitarra acida e un po’ funky accompagna Tuttofare, che ha un battito dance per parlare, per lo più, di situazioni lavorative e richieste assurde. Sensazioni robotiche ed esplosioni improvvise caratterizzano Spazio vuoto.

Rivoluzione si arrotola su ritmiche intense, con aperture ora in senso rock, ora in direzione più melodica, per uno dei brani più interessanti del disco. Stasera mi piace chiude l’album in modo morbido e su piani d’intensità, con qualche stilla di blues elettrico.

Un disco interessante e completo, che vede Monica P proseguire la propria crescita sia in termini di scrittura sia per quanto riguarda l’interpretazione. Piace soprattutto la capacità di armonizzare i contrasti all’interno di un contesto complessivo organico.

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