Mujura, “Come tutti gli altri dei”: la recensione

Mujura è un cantautore calabrese che vive a Napoli. Dal 2004 fa parte della band di Eugenio Bennato, con il quale ha suonato nei maggiori festival italiani e del mondo. Mujura ha pubblicato il nuovo album Come tutti gli altri dei.

Ha lavorato in studio agli album Sponda Sud e Grande Sud di Eugenio Bennato e Napoli Mediterranea e Italiana di Pietra Montecorvino. E’ produtore artistico dell’ultimo lavoro discografico di Eugenio Bennato Questione Meridionale. Nel 2011 è uscito il suo disco d’esordio omonimo.

Dice di Lui Eugenio Bennato: “Si può essere artisti moderni con una voce contadina e una chitarra battente e, allo stesso modo, si può essere artisti “popolari” con una classica rock band”.

“Quindi su Stefano che si fa chiamare Mujura è inutile indagare che sia nato nella Locride, che parli correntemente il calabrese, che abbia prestato attenzione ai nuovi modelli musicali provenienti dal mondo, che abbia ascoltato e suonato la tarantella. Quel che conta quando si scrive nuova musica è il risultato. È il tasso di follia artistica, detta anche “creatività”.

“Tessere le lodi di Stefano sarebbe sospetto, anche perché suoniamo insieme da anni.
Posso solo dire che un disco come “Mujura”, o qualcosa di simile, non lo avevo mai ascoltato prima”.

Mujura traccia per traccia

Si parte ed è subito una danza forsennata, con una Toro ricca di sangue e ritmo, costruita con materiali ancestrali, su sonorità che si potrebbero definire tribali.

Ambiente diverso con Afrodite: le tematiche mitologiche qui trovano atmosfere mediterranee ad accoglierle, con la chitarra acustica, parzialmente iberica, a guidare le danze.

Si sale alle stelle per incontrare Cassiopea, morbida e ondeggiante. Con Efesto si accoglie il featuring del fratello di Edoardo Bennato, che regala la propria voce a un duetto festoso e divertente (pur senza uscire dagli ambiti della mitologia greca se non per entrare in quelli della scienza).

Ci si sposta più verso Oriente con L’agnello muore, in un’altra danza dai ritmi cospicui e continui. Amaravita si fa più sussurrata su ritmi che lasciano senza fiato, anche perché il brano è in crescita, fra episodi storici e leggendari e una chitarra che sa di disperato.

Aurora racconta con modi questa volta molto gentili, malinconici e accenti lirici di Persefone e della sua fuga dall’inferno. Un clavicembalo discretamente temperato celebra un’altra fuga (fallita) dall’Ade, come quella di Euridice, osservata dal punto di vista di Orfeo e dei suoi dubbi.

Acqua di provincia tenta di nuovo un ballo, con modalità meno calate nel mito ma più personali, con la chitarra a dardeggiare sullo sfondo. Si chiude in modo pacificato, con l’acustica Mai, contemplativa e descrittiva.

Una poetica peculiare, un cantato molto personale, temi universali ma declinati in senso individuale: la personalità di Mujura esce da ogni tratto di un disco ricco e interessante.

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