nel dubbio, “Dow Jones”: la recensione

nel dubbioDow Jones è il secondo album di nel dubbio, su etichetta Garrincha Dischi/ Private Stanze. Renzo Picchi, cantautore, è “l’ultimo aristopunk” o “indie snob”. Nel 2011 si era già fatto conoscere con “Ossidrile”, uscito su etichetta Garrincha Dischi. In una calda estate che personalmente detesta, torna con “Dow Jones”. Le tracce sono ancora 22, tutti i titoli di una sola parola, tutto rigorosamente in ordine alfabetico, proprio come fu per “Ossidrile”.

nel dubbio traccia per traccia

Si parte da Acqua, una pillola da poco più di un minuto e mezzo che annuncia il mood molto minimalista del disco, in un’atmosfera intima. Collaborazione invece fa la cronaca di una rapina, dalla parte del rapinatore, con un atteggiamento molto più aggressivo. Si passa poi a Compleanni, molto più sofferta e sorretta da una fisarmonica particolarmente malinconica.

Corsa accelera (e vorrei vedere) e ricorre al loop per accentuare la sensazione di movimento. Anche Cristo è ricca di scatti, piuttosto ironica, anche se non priva di amarezza. Un po’ meno minimal Facile, che ha un’introduzione musicale “allungata”, almeno per i canoni di nel dubbio. Lo sviluppo del pezzo prevede anche una tromba fantasiosa, oltre che un drumming a martello.

Fortuna propone riflessioni sul tema della sorte umana con voce e chitarra, e un mood piuttosto robusto. Gente analizza la fine di un rapporto in modo piuttosto discorsivo, ma anche aggressivo. Eccoci poi a Golf, in cui appare di nuovo la tromba e un sapore quasi messicano, condito da qualche stilla di invidia sociale.

Gomma professa il ben noto odio per il periodo estivo da parte di Picchi, anche in questo caso con chitarra e voce (spesso urlata). Altri pezzi come Imballaggio e Lavorare accentuano il senso di isolamento, con la seconda che fa pensare un po’ agli ultimi Afterhours. Movimento sembra avere un obiettivo politico ben preciso, mentre Parlamento si occupa di obiettivi più diffusi.

Altre impressioni rapide in Partenza, mentre Pianissimo si prende qualche istante di più, indossando l’abito della ballata folk. Risposte si distingue per l’impeto e l’impatto. Sorriso ha toni mossi e quasi allegri, mentre Spumante lavora sul contrasto ed è molto più sofferta.

Dopo la brevissima Stazione si viaggia verso il finale, con Storie, arrembante e rusticana, prima che Vacanza chiuda il discorso su note malinconiche.

Un disco strano ma decisamente valido, il nuovo di nel dubbio, ricco di canzoni brevi e dure come sassate. L’atteggiamento punk si riflette in pezzi essenziali, a volte stralunati. A volte ci si trova con l’impressione che Picchi voglia guardare l’ascoltatore in faccia, soli in una stanza, per cercare di farsi capire meglio.

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