NewTraKs: Carnagie Hall, una decisa volontà

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Con un ep da sei brani (che puoi ascoltare qui sopra in streaming) e un’età che definire “verde” è un eufemismo, i Carnagie Hall cercano la propria strada nel mondo dell’indie e dell’alternative, partendo dalla natìa provincia di Brescia. Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Potete riassumere la vostra storia fin qui e spiegare il nome della band?

Siamo i Carnagie Hall, (Lorenzo,Emanuele, Simone e Francesco) ci siamo formati negli anni del liceo attorno al 2012 e molto presto abbiamo iniziato a lavorare a materiale proprio e cerchiamo di progredire ogni volta. Il nome è un omaggio e storpiatura del nome di uno dei più grandi teatri di New York, il Carnegie Hall.

L’ep è stato una decisa volontà, fissare in un momento e in un tempo quello che avevamo fatto, sia che fosse maturo o meno; il materiale è vario, alcuni pezzi hanno quasi 4 anni altri neanche 3 mesi; è stato un lavoro vitale, abbiamo avuto modo di definirci e capirci a livello di sound, anche per le produzioni future.

Il tutto è stato registrato alla TreehouseLab di lodi, il clima era rilassato (forse a volte troppo, ci abbiamo messo un po’ tanto tempo); sicuramente non è una produzione a alto budget ma ci piace come suona.

Come nasce “Mistress Eyes”?

Mistress Eyes nasce molto naturalmente sotto un porticato in una sera d’estate: l’ossatura, la chitarra ritmica, è molto semplice e l’arrangiamento delle altre parti è venuto in modo quasi naturale. Vi abbiamo lavorato di più in funzione del video, che è stato girato da Nicola Garzetti all’interno di un’installazione di Stefano Ogliari Badessi durante l’VIII Biennale di Arte di Soncino nel settembre 2015.

carnagie hallVisto che l’ep è uscito da qualche mese, quali sono i vostri progetti seguenti? Avete già iniziato a lavorare a un disco nuovo? Potete anticipare qualcosa?

Le basi per lavori futuri sono già gettate, il materiale è in parte allestito e in parte è ancora nel mondo delle idee, ma è più chiaro; saremmo interessati a una futura produzione più seria, anche con fiati e archi, ma economicamente dobbiamo aspettare. Intanto si muove qualcosa, alcuni brani nuovi li facciamo già live, e stiamo conoscendo sempre più persone artisticamente interessate al nostro progetto.

Potete raccontare la strumentazione principale che avete utilizzato per suonare in questo disco?

Per le registrazioni abbiamo pricipalmente usato batteria Sonor, basso fender Jazzbass, chitarre Fender Telecaster e Gibson Les Paul; amplificatori Orange AD15 e Fender Deville e un pò di pedali, principalmente Whammy e Electro Harmonix Memory Man Hazarai

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?

Gli artisti italiani che seguiamo di più sono diversi, alcuni della scena alternative, altri più cantautorali. Dei primi ci piacciono Soviet Soviet, più aggressivi, e i Be Forest, per le atmosfere eteree. Dei secondi invece sono interessanti The Niro, Diodato e Zibba: sono dei grandi sia per la parte strumentale sia per l’utilizzo della vocalità e dei testi. Recentemente abbiamo scoperto anche Mood, Selton e Moustache Prawn; poi ci sono progetti belli già più affermate come Aucan, Joan Thiele e I Cani.