Nuju, “Storie vere di una nave fantasma”: la recensione

A poco più di un anno di distanza dall’album/raccolta Pirati e Pagliacci (Latlantide, 2016), tornano sulle scene i Nuju con il nuovo album dal titolo Storie vere di una nave fantasma.

Il disco, il sesto album in studio e il quinto di inediti della band calabrese ma di adozione emiliana, sarà disponibile in tutti i negozi e negli store digitali a partire da oggi, venerdì 9 marzo. La produzione artistica è stata affidata ad Andrea Rovacchi, mentre la pubblicazione è a cura dell’etichetta Manita Dischi.

"C’era una volta una nave fantasma, ce ne sono altre e ce ne saranno sempre. C’erano delle storie, dei personaggi e dei luoghi sospesi nel tempo che, ciclicamente, si ripropongono in vesti diverse, ma che condividono la stessa morale e gli stessi insegnamenti. C’erano dei sognatori su una piccola imbarcazione, armati di torce, bottiglie e chitarre che inseguivano questa nave perché convinti che i fantasmi vanno sempre raccontati".

Nuju traccia per traccia

Si parte con Burattinaio, che introduce al clima fiabesco del disco. Ma è un fiabesco alla Bennato: sotto il velame dei versi si possono individuare riferimenti all'attualità, mentre le sonorità viaggiano dal gypsy allo ska all'hip hop.

Più animata Carillon, danza scomposta e piuttosto balcanica, con la chitarra elettrica che si riserva lo spazio per un assolo. Una faccia una razza (citazione da Mediterraneo di Salvatores) presenta un patchwork di lingue del mare nostrum, su un andamento ritmico molto sostenuto.

Si prosegue con un tango chiaramente malinconico, Pagliaccio, dedicato ad Anas Al Basha, il "clown di Aleppo", morto in un bombardamento il 1° dicembre 2016. L'umore risale, e così il tono e la morale con Tracce di coriandoli, e ancor più con la molto rapida Denaro, ricca di metafore e di energia.

Si guarda a Orienti piuttosto selvaggi con Gluck, cantata in un probabile tedesco, ma soprattutto suonata con baldanza e a tutta banda. Reggae e nostalgia permeano Polvere tra i sassi, che permette di prendere un po' di fiato.

Onde Radio è un altro lavoro di mescolanza, su ritmi ora molto alti e quasi dance, ora più rallentati. Carta da regalo, in salita ritmica graduale, rimane legata alle radici folk, prendendosela con una serie di scelte di vita non proprio azzeccatissime.

Arrivano dal mare fa riferimento agli sbarchi, con parole forti e dolci, e anche con suoni che non difettano di intensità. Qualche parola di ottimismo (ancorché un po' ironico) sembra arrivare in coda, con La città degli innamorati.

Ci sono tanti ingredienti in questo nuovo disco dei Nuju, artisti della mescolanza e della contaminazione che qui affinano ulteriormente le proprie tecniche.

Se ti piacciono i Nuju assaggia anche: Folkstone

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