“Of Trees and Demons”, Narrenschiff: la recensione #TraKs

Ed arrivò il turno dei Narrenschiff: la band marchigiana suona uno stoner non lontano da quello delle origini e pubblica il proprio esordio discografico per Red Sounds Records.

Of trees and demons, uscito pochi giorni fa, è stato registrato da Gianni Manariti e impreziosito dall'artwork curato per l’occasione da Stonino.

Il discorso si apre sulla risacca di Ocean che, superati i marosi, propone un impatto ricco di suoni forti e di tensioni emotive fin dall'inizio intense.

Atomic axilla, robot Godzilla, oltre che candidarsi a "miglior titolo di canzone dell'anno" propone un dialogo da cinema che introduce un brano molto aggressivo e tirato, con la batteria in grandissima evidenza.

Suzy parte a passo spedito, con un drumming molto quadrato e potente, e le chitarre a completare il panorama. Ma c'è spazio anche per una pausa meditativa dopo metà canzone, che mette in evidenza le qualità degli strumentisti anche quando il volume non è al massimo.

Trees and Demons, la quasi title track, apre con un altro dialogo cinematografico, che lascia spazio a esplosioni di potenza piuttosto considerevoli.

E dopo gli alberi, il deserto: la band si impegna ad attraversarlo in Desert, undici minuti che propongono per la maggior parte un sound molto compatto, ma non esente da escursioni che sembrano omaggiare sia le radici dell'hard rock (Zeppelin di Whole Lotta Love in testa) sia lo stoner classico.

Si esce dal deserto con 57, altra cavalcata di discreta lunghezza e potenza, che si distende fluida. Ma si sa, anche il magma che esce dai vulcani è almeno in parte fluido.

La chiusura è una suite piuttosto monumentale, Event Horizon, che si apre facendo leva sul didgeridoo suonato da Francesco Lilli, per poi lasciare lo spazio necessario alla chitarra che procede con passo maestoso. Il didgeridoo reclama il proprio spazio all'interno di un'oscura seconda parte del brano, con una coda ultima carica di risentimenti.

Per essere un esordio, non si riscontrano incertezze evidenti all'interno di un album dal suono compatto e convincente. La band si permette libertà notevoli, all'interno di un genere che permette, alle spalle di un sound granitico, di collocare anche sprazzi di fantasia e creatività.

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