Pacino, “Fallen America”: la recensione

Genere: alternative rock, post grunge

Esce per Sneakout Records e Burning Minds Music Group l'esordio dei Pacino. Nato pochi anni fa dall'incontro tra il batterista Douglas D'Este (Moofloni), il chitarrista Francesco Bozzato e il tastierista Bruno Zocca (Aldo Tagliapietra, Criminal Tango), Pacino sentì fin da subito la necessità di esplorare nuovi territori per trovare un personale e suono distintivo, optando per l'uso di linee synth-bass invece del classico basso. La line-up fu presto completata con l'aggiunta del cantante Mattia Briggi (X-Ray Life).

La band è entrata in Fox Studio nel 2017 per iniziare la registrazione del loro primo album in studio, che è stato mixato e masterizzato un anno dopo da Oscar Burato nel suo Atomic Stuff Studio. Nel 2018 Pacino firmò un accordo con Sneakout Records per l'uscita mondiale del loro album di debutto Fallen America. Il primo singolo, Out Of The Cage, è stato lanciato a maggio con un videoclip ufficiale , diretto dal video maker indipendente Leonardo Amati.

Pacino traccia per traccia

Il disco si apre sulla risata sgangherata di Fallen America, pesante title track che fa dialogare chitarre e tastiere su un panorama tetro, elettrico e desolato.

Pesanti influenze grunge ma anche ritmi sui quali si calca la mano si verificano con Lately. Lifestyle al contrario corre e apre un po' di più le sonorità; si continua a picchiare, sia ben chiaro, ma la canzone si propone obiettivi appena meno claustrofobici.

Desert trip al contrario mette in evidenza qualità notturne, nonché la versatilità del vocalist, su un tappeto sonoro più morbido ma non senza dolore.

Si torna a ritmi e suoni più bellicosi con Out of the Cage, con l'ondata post grunge parzialmente temperata dall'attività, ora vintage ora psichedelica, delle tastiere.

Aggressività e cantato filtrato in Iknusa, che invece mostra accenti che possono far pensare all'emo (oltre che alla birra sarda). The Misanthrope utilizza struttura ed elettronica per regalarsi accenni di rock-pop, con finale addirittura al pianoforte.

Si finisce in modo ambizioso, con una Under My Feet particolarmente risonante, tra cori e idee psichedeliche, che rimangono però a livello di accenno, mentre suoni della canzone tornano a far pensare ad Alice in Chains e compagnia.

Debutto convincente per i Pacino, capaci di attraversare orizzonti diversi e contemperare differenti influenze senza perdere compostezza o coerenza.

Se ti piacciono i Pacino assaggia anche: Big Cream

Pagina Facebook

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi