Paliki: intervista, recensione e streaming

Una copertina piuttosto rasserenante, ma contenuti molto più decisi: Sunrise è il nuovo lavoro firmato da Mariangelo Paliki Potassius, e noi gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Ci vuoi raccontare la tua storia fin qui?

Paliki nasce dopo lo scioglimento della mia band precedente, i ’’Lads Who Lunch’’. Sciolti i Lads, mi sono preso una pausa dalla musica. Dopo circa un anno mi sono tuffato in questa nuova esperienza solista, che prende il nome da una penisola, chiamata appunto ‘’Paliki’’, si trova di preciso sull’ isola greca di Cefalonia. Mi ha fortemente ispirato la natura di quel luogo.

Paliki e’ la zona più’ selvaggia e sismica dell’ isola, insomma, proprio la scossa che cercavo... Ho deciso quindi di iniziare a registrare suoni e rumori del posto, principalmente cicale e onde del mare; che sono poi finite nel disco d’esordio. Quindi ho iniziato a lavorare a nuovi brani, producendo e registrando volutamente tutto da solo. Riscoprendo per prima cosa, l’entusiasmo di suonare per il piacere di farlo, che avevo perso da un po'.

Vuoi raccontarci come sono andate le lavorazioni di questo disco?

Così come il primo disco, ho autoprodotto tutto anche il secondo, ''Sunrise''. Rispetto all’ album d’esordio, per il quale ho affidato il mixing a Luca Vicini dei Subsonica, un amico speciale sin dai tempi dei Lads Who Lunch, su ‘’Sunrise’’ ho lavorato personalmente anche al mix, e devo dire che sono soddisfatto del risultato. Per quanto riguarda le ritmiche, lavoro con varie percussioni acustiche e con due drum machine, una RX5 Yamaha, una Korg MR16, più una batteria elettronica Roland.

Seguono poi chitarre, basso, voce e synth. Il tutto con filosofia ‘’DIY’’ e quasi integralmente registrato nel mio home studio. ’’Paliki’’ mi da modo di esprimere le mie mille facce. Cerco di non pormi troppi limiti. E’ una libertà’ che mi sono conquistato negli anni, con tutte le fatiche e le difficolta’ che può’ creare. Ma io sono cosi’, in ambito artistico devo essere totalmente coinvolto, altrimenti meglio lasciar stare e fare altro.

Per la prima volta ho lavorato ad una cover, un brano degli Arcade Fire, Put Your Money On Me, sul quale ha suonato il basso il mio amico Lucio Pietrangeli, che mi accompagna nei live e mi supporta dall’ inizio di questa avventura con ‘’Paliki’’. Ho lavorato anche all’ artwork: sono foto fatte sull’isola di Maui. La copertina e’ uno scatto dalla cima del vulcano Haleakala, 3000 mt d’ altezza. L’ alba da lassù’ e’ qualcosa di incredibile.

Mi sembra che a livello sonoro tu abbia fatto delle scelte molto nette e anche piuttosto “forti”: quali le motivazioni?

Cerco di essere fedele a ciò’ che mi va di suonare, ‘’Paliki’’ e’ un mix di varie influenze, elettroniche, rock, alternative, new wave, ‘’Post wave’’, come mi piace definire, a volte un po’ funk.. sto cercando di esprimere al meglio tutto ciò’. Alcuni trovano ‘’Paliki’’ un po’ troppo eterogeneo, e può’ essere in parte vero, ma per me e’ una cosa buona. Preferisco spaziare anziché’ stare sempre a pensare di non uscire troppo dai binari per fare il prodottino bello confezionato, magari più facile da gestire e proporre.

Non ho nemmeno cercato una label per questo secondo album, le trovo ormai quasi inutili, noiose e boriose. Specie quelle italiane... Ho sempre pensato che, almeno in ambito artistico, le scelte coraggiose siano più’ soddisfacenti e coinvolgenti di quelle più comode o furbe. Ecco, in effetti, sono queste le mie motivazioni. Inoltre Sunrise posso definirlo come un album prodotto da una figura a metà tra un musicista che suona più strumenti, e a cui piacciono vari generi, e un dj. Ci sono infatti, tra l’ altro, alcuni samples presi da altri brani. E’ un album che alterna brani strumentali e cantati.

Mi sembra che le tue canzoni abbiano influenze sonore di varia provenienza. Ma se dovessi indicare un solo nome di riferimento, quale sarebbe?

Non riesco a dare un solo riferimento. 

Come nasce il singolo “Clouds”?

Clouds ha avuto una gestazione abbastanza lunga, volevo mettere assieme un chorus orecchiabile, anzi due, in una specie di suite elettro rock, con influenze 80’s. Credo di esserci riuscito. Il testo parla di esuberanza adolescenziale e amore... reminiscenze del passato che a volte tornano a galla e spesso funzionano. 

Come sarà la resa dal vivo di tutto questo materiale?

Come abbiamo fatto fino a ora: nei live siamo un duo, io alla voce, chitarre, percussioni e programmazioni. Al basso, Lucio ‘’Stoneangels’’.  

Paliki traccia per traccia

Il disco si apre con Beyond the Skies, le cui sonorità sembrano rimandare a una certa parte degli anni '80, con qualche risvolto dance.

Altre influenze, altri decenni emergono come punti di riferimento nella determinata, e un po' Madchesteriana, Clouds (Just Boys, Just Girls).

Influenze techno filtrano da tutte le parti nella parossistica Don't stop if you're moving. Mentre Sunrise, la title track calma un po' le acque, almeno sulle prime, poi entra una chitarrina acidella.

Picchia duro Superstition, mentre Dancing recupera un sample dei Bee Gees e lo innesta su una base dal groove molto spiccato.

Un cantato molto spiccato e distinto emerge da Put Your Money on Me, cover degli Arcade Fire, finendo per caratterizzare la canzone. Si rallenta un po' con Blue Wave, che peraltro conta su un basso marcatissimo.

Hot Summer si pone sulla linea di continuità che parte da Prince e prosegue con Beck, su ritmi insolitamente morbidi.

Un po' morbido, ma più malinconico, sofferto e trascinato, è tutto ciò che si verifica all'interno di Low Lights, che chiude il disco.

Un disco un po' nostalgico nei suoni ma davvero ben fatto e interessante, quello di Paliki, che rilegge alcune determinate parti di 80s e 90s prendendo quello che gli serve e frullando tutto il resto. Il sapore di ciò che ne risulta è particolarmente accattivante.

Genere: alternative

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