Porco Rosso: streaming, intervista e recensione
Kuro Fune è il secondo album della band synth punk pisana Porco Rosso. Totalmente autoprodotto e registrato in maniera analogica tramite un registratore tascam 244 a nastro.

Questo lavoro è diviso in due dischi da nove tracce , il primo grezzo e ruvido suonato con un basso con solo due corde usato come se fosse una chitarra in uno stile che unisce sonorità tipicamente synth punk e riff che rasentano il grunge. Il secondo invece è composto da pezzi elettro acustici acidi e noise.

Volete raccontare la storia della band fin qui (e del suo curioso nome)?

Il progetto nasce nel 2012 circa quando e avendo molti testi messi li dà parte ho deciso di dare loro vita trasformandole in canzoni. Dici che il nome è particolare: in effetti si ispira al capolavoro  “kurenai no buta” del maestro Myiazaki che significa letteralmente Porco Rosso!

Tutto questo perché , mentre passeggiavo nel mercato di un paesino in Toscana in una sera d’estate il mio sguardo fu catturato da una maschera di cuoio con le fattezze di maiale. La comprai con l’idea di usarla durante i live .

Il progetto oltre a me che scrivo i testi e le musiche ha visto passare molti collaboratori e dopo circa cinque anni nel 2017 è uscito The living dead in Rome il nostro primo disco edito per New Model Label di Ferrara.

Per me è stata un’esperienza molto bella, però dopo poco sono rimasto da solo perché l’altro ragazzo che collaborava al progetto per motivi suoi ha lasciato! E così io mi sono buttato a capofitto nella scrittura e nella ricerca di sonorità dando a la vita a più di venti tracce che per lo più sono andate a formare il nostro nuovo album “Kuro Fune” che abbiamo completamente auto prodotto e registrato in maniera indipendente e il cinque novembre 2018 è uscito per “Il Castro records”la nostra neonata net label.

Il concept di questo album si basa sul nome del periodo storico giapponese “Kuro Fune”, cioè navi nere. In che relazione è questo concetto con il vostro disco?

L’album si basa sul fatto che oggi questa società sempre più social e digitale viene manovrata dai poteri forti che si impongono a le masse con prepotenza!

Infatti il periodo storico giapponese denominato “Kuro Fune” è uno dei tanti esempi di egemonia di uno Stato nei confronti di uno altro. Per chi non lo sapesse infatti questo periodo storico riguarda fatti accaduti verso la fine del 1800 quando il commodoro Perry occupò la baia di Tokyo con le sue tre navi da guerra a vapore che producevano cortine di fumo nero (ecco perché “navi nere”) obbligando l’allora imperatore a firmare un trattato che apriva il commercio tra Sol Levante e Stati Uniti.

Le diciotto tracce cercano infatti di raccontare una storia che viaggia tra riferimenti di cultura pop storia e arte visiva che come comune denominatore anno “Kuro Fune”, un inno contro tutti i prepotenti e tutte le prepotenze che questa società sempre meno meritocratica ci propina ogni secondo della nostra vita.

Avete scelto di incidere 18 canzoni divise in due dischi dal carattere sonoro diverso. Da dove deriva questa scelta?

La scelta di dividere l’album in due parti è derivata dal diverso arrangiamento dei pezzi: nove infatti sono stati concepiti per essere suonati con la chitarra acustica a nove corde con il basso elettrico che dal punto di vista live per noi è molto interessante dato che possiamo cambiare scaletta in base al locale e al contesto della serata. E anche perché come dici tu propio per la diversità stilistica le abbiamo suddivise in disco uno e disco due.

Potete raccontare anche della scelta di registrare sul tascam a nastro?

Allora diciamo che erano anni che mi affascinava il mondo dei vecchi registratori a nastro che i gruppi punk usavo negli anni ’80 per registrare i demo tape e leggendo guardando filmati spulciando in rete ho capito che quel tipo di registrazione sporca si addiceva al tipo di musica che facciamo e più che altro all’attitudine che abbiamo noi nel suonare.

Perché quando hai solo 4 tracce per registrare tutto devi fare i sub mix per ottenere spazio e non puoi pigiare un bottone e tornare in dietro come si fa con un qualsiasi computer, sei obbligato a essere minimale e a volte tenere degli errori che si trasformano in figate assurde. Come dice Steve Albini: buona la prima, una nota sbagliata può creare il colpo di genio e rende tutto più spontaneo e vero nel senso quello che sentite registrato nell’album e quello che esce dal vivo, non ci sono 15 tracce di chitarra o 20 cori. E’ tutto lì, nudo e crudo.

E quindi sono riuscito a recuperare questo tascam 244 da un ragazzo di Livorno che lo aveva comprato nel 1975 per registrare con la sua band i Traumatic Punk, storico gruppo della scena hardcore italiana negli anni ’70.

Non è facilissimo indovinare le vostre influenze musicali, ma se doveste indicare qualche band o artista che per voi è un punto di riferimento, chi scegliereste?

Per noi questa tua affermazione è un grande complimento dato che la nostra intenzione era propio quella di creare un prodotto che fosse il più possibile originale e non si omologasse a tutta la musica che passa oggi nel panorama nostrano. Forse questo non rende fruibile il prodotto a tutti propio per il sound particolare molto lo fi.

Ma a noi non interessa di più il risultato artistico del disco sperando che tutto ciò ci renda possibile portarlo fuori per locali e farci conoscere anche al di fuori della nostra piccola comfort zone.

Volendo citare alcuni gruppi che hanno influenzato la scrittura metto in primis i Pere Ubu, gruppo di Cleveland che ha segnato la storia del post punk e della new wave e poi anche i Suicide di Alan Vega e i My Bloody Valentine, per quanto riguarda le sonorità. Invece poi cito i Morphine perché in questo album io suono un basso con soltanto due corde come faceva Mark Sandman!

Per i testi diciamo che ho uno stile molto personale mi piace raccontare storie che parlano di finzione o si ispirano a la cultura pop ma in fondo ci sono anche esperienze personali che hanno segnato il mio percorso artistico e personale.

Porco Rosso traccia per traccia

porco rossoDopo un’introduzione evocativa, IHVIPR parte con un battito determinato e un sound che rimane equidistante (o equivicino) tra punk e new wave.

Anche Victor Criss, dedicata al personaggio di Stephen King, ha un avvio piuttosto elaborato e curioso, poi parte un battito regolare; la canzone si fa inquietante soprattutto nel finale, prolungato poi fino a Nothing NOF, che fa uso del recitato e si insinua in modo più sperimentale.

Parte il vento prima di Novità, che sembra più immersa nel fiume della new wave e del post punk.

Non c’è grande amore tra le chitarre e il synth, e nemmeno nei versi della breve Scaffale#. Atteggiamenti acidi e giri sonori a loop in abiti molto neri quelli che emergono da Punk.

Più lineare che circolare Kuro Fune, la title track, che termina in impazzimenti di tastiere e risate femminili.

Ambiente bucolico quello che apre Marco & Gina, che poi però si infila in un tunnel elettronico per affrontare problemi relazionali piuttosto articolati. La breve Erede chiude il primo disco, in modo sghembo e disorientato.

Divido! apre invece il secondo disco con la chitarra che prende il sopravvento, mentre le voci si muovono in molte direzioni.

Altre dicotomie emergono in Bianca Nera, dissonante e quasi orientale nei suoni. Strumenti a corda e pericoli mortali sono protagonisti di Balada atomica.

Hey$ mescola istinti lo-fi, drum machine e vibrazioni di varia natura. Perché + o – ospita perfino tasti di pianoforte, in una canzone tutto sommato più diretta delle altre.

Personaggi della contemporaneità e considerazioni, diciamo così, cromatiche, all’interno di Questioni design.

Campane e sibili (di theremin?) all’inizio di Dark star, quasi fantasmatica. Back liers si basa su chitarra e voce ma ha movimenti meno rituali sullo sfondo. Si chiude con Mori Memento, battito regolare e un po’ di malinconia nella voce.

Pur imperfetto e sgangherato qui e là, l’intento dei Porco Rosso risulta particolarmente sincero e orientato a un interessante lavoro di sperimentazione a etica diy.

Genere: new wave, post punk

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