Recensione: Difiore, “Scie chimiche”

difioreGiordano Difiore, cantautore ma anche voce radiofonica (di Radio Popolare), pittore, fotografo, blogger, uomo di multiforme ingegno, pubblica Scie chimiche, disco nuovo con fortissimi tratti "da cantautore".

Difiore traccia per traccia

La canzone di apertura, per lo più voce, chitarra e batteria, con qualche lieve intrusione elettronica, è la title track Scie chimiche (Italia), che indossa l'abito del cantautore (qui e là il cantato ricorda Luca Carboni) per confrontarsi con l'attualità.

Perdere l'ispirazione mantiene i toni bassi, anche se ha tratti di accelerazione, e interviene a sottolineare altri lati della personalità del cantautore. Si parla di storie antiche e di guerra in Novecento, già nota in versione differente e pubblicata nel progetto del MEI dedicato alla Costituzione.

Un po' stream of consciouness, un po' racconto, Un'altra carta segue quasi scivolando su toni sempre più sommessi. Altre influenze si leggono in Oriente, che fa i conti con cantautori più scuri nei toni ma anche con qualcosa di latino che si muove in sottofondo.

In bilico si affida di nuovo alla chitarra per ammorbidire i toni e richiudersi su se stessa. Al contrario La città inutile sposa concetti di rock anni Ottanta, senza lasciare per questo i punti di riferimento cantautorali. Ritmi e atmosfere più leggere con Ti voglio bene, che prende pizzichi di blues per colorare il foglio.

L'amore non c'è torna a rallentare, con improbabili svolazzi che rendono piuttosto fantasiosa una canzone altrimenti piuttosto standard. C'è qualche scratch a corredo di Emotili, che ha tentazioni drum'n'bass che deviano il percorso di una canzone rettilinea.

Le nostalgie espresse da Compagni (senza rancore) sono molto più antiche e più profonde: il lato politico di Difiore torna a emergere, in una sorta di lato B di Novecento, ma ricostruendo puntualmente la storia della sinistra in Italia, compresi gli approdi non proprio felicissimi degli ultimi anni. Qualche tratto di memoria storica si ritrova anche in Occhi di donna, che però torna a storie più intime e ritmate. Chiude il disco una piccola sorpresa finale.

Privato e pubblico si amalgamano bene nelle canzoni di Difiore, che costruisce con cura le proprie storie e non ha paura di affrontare argomenti scomodi. Il solco ben seminato del cantautorato italiano è seguito con attenzione, ma la personalità che emerge è molto evidente.

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