Sulla Notte è l’esordio su lp dei Parsec, quartetto bolognese composto da Federico Cavicchi, Samuele Venturi, Gabriele Tassi e Leopoldo Fantechi.

Prodotto da Luigi Tizzano, registrato e mixato da Michele Postpischl (Ofeliadorme) e masterizzato a Berlino da Francesco Burro Donadello (Giardini di Mirò, Blonde Redhead), Sulla Notte contiene canzoni per lo più recitate, che respirano la stessa aria del mondo, non sempre divertentissimo, di quelle del Teatro degli Orrori, ma con un po’ di umiltà in più.

Parsec traccia per traccia

La partenza è ruggente, così come si conviene a una band arrabbiata: Audrey si fissa su coazioni a ripetere di batteria e chitarre, con la voce recitata a raccontare storie di vite squallide. Luci al Neon condivide le stesse atmosfere, ma l’aggressività è trattenuta, benché le chitarre suonino acide.

Ambientazioni elettriche e urbane fanno da sfondo a Per una volta, con storie di fughe con derive psichedeliche. Ci sono corse e alti livelli di dinamismo, alternati però anche a momenti più calmi ma ricchi di tensione, anche in Non Siamo Mai Stati Moderni.

Un’infanzia difficile fa i conti con sentimenti non lontani dalla malinconia, un po’ meno rabbiosi rispetto al resto del disco, ma già con All’ultimo piano l’aggressione torna il primo pensiero, con un drumming molto continuo e intenso. Il Testamento di un uomo invece lascia al centro del fuoco la chitarra, che insiste su temi semplici ma molto incisivi.

Movimenti e ritmi convulsi quelli di Emile, che come altri testi del disco sembra fortemente influenzata dalla letteratura, dalla cinematografia, dalle serie televisive americane. “Emile”, per la cronaca, è il pugile Emile Griffith, avversario storico di Nino Benvenuti, che uccise (ma non a mani nude come dice la canzone) sul ring il suo avversario Benny Pareth nel 1962, forse infierendo oltre il necessario perché ferito dai sospetti sulla sua presunta omosessualità che l’avversario aveva seminato.

Gli ultimi giri del disco sono quelli de Lo Straniero, che suona ritmata e sinistra, con qualche escursione sonora a spettro più largo rispetto ai brani precedenti, e di Stoccolma, installata su un battito continuo iniziale e poi completata dalle insistenze in carne viva della chitarra, e da altri percorsi alternativi che la seconda metà della canzone rivela.

Gli istinti dei Parsec appaiono ben funzionanti, la potenza di fuoco che sviluppano è molto interessante, forse i testi avrebbero bisogno di scavare ancora più nel profondo, di fare male all’ascoltatore, per risultare davvero incisivi. Ma il primo passo è nella direzione giusta.

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