Si chiama Malamore il disco uscito pochi giorni fa e firmato dal cantautore Gian Luca Mondo: un “instant record”, da un certo punto di vista, visto che è stato confezionato in pochi giorni, per catturare il senso di immediatezza delle incisioni di Mondo (qui la recensione). Abbiamo approfondito con lui qualche questione relativa al nuovo disco.

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In un’intervista dopo “Petali” mi hai detto: “Scrivo in maniera impulsiva, magari una volta ogni quattro anni, ma scrivo in fretta e non lavoro sui testi dopo il primo vomito”. Direi che quanto a impulsività, la rapidità con cui ha composto “Malamore” conferma in pieno quello che avevi dichiarato all’epoca.

Non so come dirti, e ho detto tutto… Diceva un mio grande maestro musicale che con le canzoni la velocità non paga. Ma poi scriveva canzoni secondo sensi sibillini e a volte ne azzeccava, a volte no. A me che piace molto chi predica bene e razzola male pare che in fondo sia solo una questione di Muse.

Io ho il coraggio di dire che scrivo solo canzoni d’amore: per questo tipo di cose serve il mestiere ingrato della Musa. Oggi Malamore non mi interessa più, perché sto già scrivendo il prossimo album, forse pronto per il 2017. Quando esce un album per alcuni di noi scrittori di canzoni è una festa, una nascita, un parto di un figlio che crescerà. Per altri è la morte di sentimenti e sensazioni, rimaste intrappolate dentro canzoni.

E si va avanti pensando che la vita comunque procede. Come dice spesso una mia cara amica io sono un privilegiato a potermi concedere questo lusso in un momento in cui tante persone meritevoli lottano per la sopravvivenza. E sono privilegiato ad avere sempre una nuova Musa. Le canzoni di Malamore sono state scritte in 25 minuti e il disco ne dura 33. Non credo che sia un pregio, ma sicuramente non è un difetto. È solo punk.

A proposito: hai sottolineato fortemente lo spirito punk che contraddistingue queste nuove canzoni. Puoi spiegare l’importanza di questa sottolineatura?

Io non credo che il punk, come il blues, sia un genere musicale. Penso che sia più uno stato della mente quando è davvero sincero. Non volevo fare un disco punk, è venuto così. La presa diretta, il fruscio, le canzoni buona alla prima con errori e stonature, l’impulso, la posizione, il fatto di non aver niente da dire o da dimostrare, il disinteresse nello showbiz, sono tutte cose che fanno di queste canzoni un prodotto punk.

Ho detto per scherzo che avevo pronto un disco punk ma non era tanto uno scherzo. Nessuno avrebbe il coraggio di pubblicare un disco del genere. Io godo del privilegio di appartenere a un’etichetta che se ne frega di queste cose. Penso che queste canzoni possano interessare a qualcuno e allora mi faccio in quattro per pubblicarle.

Sono conscio del fatto che oggi ci si piaccia solo fra addetti ai lavori, come due collezionisti di monete che si confrontano durante una festa di matrimonio all’oscuro in una camera buia. D’altronde quando cammino in mezzo alla gente per strada sono altrettanto conscio di non aver niente da dire a tutti quelli che incrocio.

Gian Luca Mondo, senza sovraincisioni

Perché hai scelto “Ringraziamento” come singolo d’apertura?

Ringraziamento è la canzone forse più immediata, in un certo senso più classica. È una scelta dettata dal fatto che dopo alcuni ascolti test è stata quella più gettonata. Niente di artistico insomma; io avrei scelto Soltanto Per Pazzi, una canzone a cui sono personalmente molto legato. Ma insomma, per queste cose si lascia fare ai professionisti del settore. A questo punto tengo a sottolineare, dato il discorso sul punk, che Ringraziamento è nata dai ripetuti ascolti di Coma Girl di Joe Strummer.

Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?

È molto semplice, io ho suonato gli strumenti acustici, chitarra acustica e piano a muro. O l’una o l’altro, senza sovraincisioni. Il magnifico Carlo Marrone ha aggiunto la sua perfetta chitarra elettrica, noise, country, blues, metal e delle percussioni fatte con molto istinto e sentimento. Facile, registrazioni essenziali, non esistono seconde take, è tutto così nel male e nel bene. Dopo Another Side Of Bob Dylan, registrato in un pomeriggio e con ben diversi risultati dal punto di vista del songwriting, direi che è il disco più veloce del mondo.

Chi è l’artista indipendente italiano che stimi di più in questo momento e perché?

Di nuovo non so come dirti… è un problema questa domanda perché la parola “indipendente” attaccata alla parola “artista” mi dà molte perplessità. È come se mi chiedessi chi è l’artista biondo che mi piace di più. Uno o è un’artista o non lo è; preferisco distinguere tra artisti che mi piacciono e artisti che non mi piacciono, piuttosto.

Tra gli artisti che mi piacciono penso che quello che abbia scritto e cantato meglio negli ultimi quindici anni sia Francesco De Gregori. Anche se cancellassimo i suoi classici e partissimo a considerarlo da, che ne so, Canzoni D’Amore (1992) in avanti, sarebbe il miglior scrittore di canzoni che abbiamo avuto in Italia. Attenzione: scrittore e interprete di canzoni, non poeta, letterato, schierato o altre cazzate. Scrivere canzoni è più complesso di scrivere poesie e romanzi, con buona pace dei professori. Buoni secondi sarebbero Vasco Rossi e Paolo Conte, parlando dei vivi.