Sarafine al Lilith Festival: “Un’energia diversa sul palco”

Dal 2011 il Lilith Festival della Musica d’Autrice porta a Genova le voci e le storie delle cantautrici contemporanee, diventando uno degli appuntamenti più riconoscibili in Italia dedicati alla creatività musicale al femminile. Una rassegna che negli anni ha saputo valorizzare la scrittura, la ricerca e le nuove forme della canzone d’autore, ospitando artiste affermate e nuove protagoniste della scena indipendente.

Tra le protagoniste della XV edizione ci sarà anche Sarafine, attesa il 1° agosto sul palco di Villa Durazzo Bombrini. Per Sara Sorrenti, vincitrice di X Factor 2023, sarà la prima volta nel capoluogo ligure: “A Genova non ho mai suonato, quindi sono curiosa: sono pronta ad accogliere un po’ di tutto”.

L’artista arriva all’appuntamento genovese con Questo è il nostro show, il live che, dopo le date di Milano e Roma, sta attraversando i festival estivi. Uno spettacolo che nasce dalle sue canzoni, ma soprattutto dal percorso creativo e personale che le ha generate.

“Il seme di ogni canzone deve nascere da me”

“Scrivo pensieri, sempre”, racconta Sarafine parlando del suo processo creativo. “Il mio primo disco nasce dalla raccolta di una serie di pensieri che ho scritto negli ultimi sei anni”. Prima ancora di diventare un album, quei brani avevano già trovato una dimensione dal vivo: “Avevo la necessità di scrivere canzoni mie non per il disco, ma perché dovevo andare a suonare live e volevo cantare le mie canzoni”.

Soltanto in un secondo momento quei pezzi hanno preso la forma definitiva delle produzioni discografiche, attraverso un percorso non semplice: “È arrivato il momento in cui ho dovuto affrontare una grandissima pressione, un grandissimo stress, per trasformare quelle idee in un disco”.

Per spiegare il rapporto tra musica e parole cita La Regina della Macarena: “È un brano che all’inizio ti porta a ballare: se non fai attenzione al testo vieni travolto dal ritmo, ma quando ascolti davvero quello che racconta ti accorgi che è qualcosa di piuttosto grottesco, che mi turba”.

La costruzione musicale segue la storia raccontata nel brano: dall’ambientazione nella scuola di danza latinoamericana fino alla svolta più cupa e techno, quando entra in scena il maestro “un po’ troppo affettuoso”, per arrivare poi alla liberazione finale affidata a sonorità più leggere. Un approccio che caratterizza gran parte della sua produzione, dove gli arrangiamenti diventano parte integrante della narrazione. Invece, per l’ultimo singolo, Potremmo fare schifo insieme, il processo è nato in modo completamente diverso: chitarra, voce, quattro accordi e una melodia arrivata, racconta, “in maniera molto spontanea”.

Nel suo ultimo lavoro Sarafine ha sperimentato anche la scrittura condivisa con altri autori, partendo però sempre da idee e appunti personali sviluppati poi in studio. Un percorso ancora in evoluzione: “Non ho una carriera così lunga alle spalle, quindi è anche divertente continuare a mettersi in gioco“. Una cosa, però, resta centrale: “Il seme di tutte le canzoni deve necessariamente nascere da me”. Per il resto continua a lavorare soprattutto da sola, anche se guarda con interesse a nuove collaborazioni: “Da settembre ricomincerò a scrivere e mi piacerebbe anche aprirmi maggiormente a questo tipo di confronto”.

Un trio sul palco tra batteria ed elettronica

L’estate 2026 segna anche un cambiamento nella dimensione live. Dopo i precedenti tour da solista, Sarafine porta sul palco una formazione a tre insieme al batterista Matteo D’Ignazi e ad Andrea Daicoda, che cura synth, tastiere, campionamenti e tutta la parte elettronica.

“Preferisco avere i musicisti con me perché si crea un’energia diversa sul palco, è tutto molto più organico, e questo mi permette anche di vivere il concerto con maggiore libertà perché, non dovendo gestire degli strumenti, mi diverto molto di più”.

Il risultato è “un live molto crudo, ma anche divertentissimo. Sono un mix tra una strega e una cazzona“, racconta ridendo. “So di apparire abbastanza potente sul palco, però resto comunque una persona che non riesce a prescindere dalla propria umanità e quindi a volte mi capita di scherzare”.

Nelle date ai Magazzini Generali di Milano e all’Atlantico di Roma lo spettacolo si è arricchito anche della presenza del corpo di ballo dell’Etera, una componente performativa che oggi non è sostenibile per tutte le date del tour, ma che rappresenta un obiettivo per il futuro: “Vorrei realizzare un live sempre più grande, che includa anche altre forme performative oltre alla musica”.

“Ho avuto il coraggio di scegliere me stessa”

Le abbiamo chiesto cosa, in questi anni di percorso artistico, l’abbia sorpresa di più di se stessa. La risposta riguarda soprattutto la capacità di affrontare momenti difficili senza rinunciare alla propria strada. “Mi sono fidata di me stessa e del tempo”, racconta, ricordando di essersi trovata “in situazioni comunque complesse, molto complesse”, nelle quali il margine di scelta sembrava limitato.

“Eppure sono riuscita a trovare il modo di uscire da tante situazioni: questa cosa mi ha stupito, perché è successo anche con tutte le mie debolezze e le mie fragilità”. Non ha avuto paura di prendere “decisioni molto difficili“, anche quando avrebbero potuto significare smettere di suonare e cambiare strada: “Ho avuto il coraggio di continuare sempre a scegliere me stessa”.

Tra streaming e musica indipendente: “Serve trovare un equilibrio”

Guardando al panorama musicale contemporaneo, Sarafine individua una distanza sempre più evidente tra il mondo mainstream, spesso legato ai numeri dello streaming, e quello indipendente, dove la ricerca artistica deve confrontarsi con una maggiore fragilità economica.

I numeri dello streaming chissà se sono veri: se non lo sono, molto spesso vengono pompati, e non so nemmeno quali interessi vadano a soddisfare”. Un discorso che, però, non esclude il valore del lavoro anche nel mondo indipendente: “Anche lì si fa business, perché questo deve essere un lavoro sostenibile: c’è da campare, c’è da pagare l’affitto e da mangiare”.

Resta però convinta che la musica debba partire prima di tutto da un’esigenza personale: “Chi fa musica dovrebbe farla come atto di espressione personale”, anche se riconosce che non sempre accade.
Sulla contrapposizione tra i due mondi preferisce non dare giudizi assoluti: “Non ti so dire, non so nemmeno esprimere un giudizio rispetto a quello che accade: accade, e c’è del buono e del cattivo un po’ in tutto e in tutti”. Poi chiude con un sorriso: “Ti ho dato una risposta democratica”.

Per Sarafine la sfida resta quindi costruire un percorso capace di durare nel tempo, trovando un equilibrio tra creatività, sostenibilità economica e una dimensione del lavoro “più umana, più organica”.

La rassegna Lilith Festival prevede anche gli appuntamenti con Mille il 30 luglio, Beth Orton il 31 luglio, Lilith Revolution il 2 agosto e Anna von Hausswolff l’8 agosto.

Pagina Instagram Sarafine

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *