Seawards, “Float”: la recensione

Float è il nuovo album dei Seawards, in uscita per Platonica. Il disco, anticipato dai singoli Walls e Fools, segna per il giovane duo alt pop il debutto discografico su lunga durata, prodotto da Zibba, con la produzione esecutiva di Materiali Musicali e il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa SIllumina.

“FLOAT rappresenta in tutto e per tutto il nostro percorso fino a oggi. Non è un caso che si passi per pop, r&b e funk e molti altri generi: sono proprio queste tutte le influenze che hanno caratterizzato i primi tre anni insieme. Ancora più che in 85 BPM, Zibba è riuscito a catturare l’anima dei pezzi, e il risultato è molto più maturo rispetto all’ep.

Siamo molto soddisfatti della resa dei brani, che si incastrano perfettamente fra di loro e che definiscono chiaramente una nostra identità musicale. In ogni brano c’è un pezzo importante di noi stessi, ci siamo raccontati con la musica e le parole. Speriamo che qualcun’altro possa ritrovarsi in queste canzoni, “galleggiando” con noi tra i diversi mood.” (Seawards)

Seawards traccia per traccia

Si parte da Fools, canzone piuttosto fitta di suoni ma anche decisamente scoppiettante. L'ambito è quello del pop con molto synth, come ribadisce anche Driving, che ha un ritmo più rallentato ma un analogo affollamento sensitivo.

Un po' più seri i contorni di Second Part, con qualche radice affondata nel pop "al femminile" e "di personalità" che ha piantato le tende nella musica internazionale a partire dagli anni Novanta.

Walls innalza muretti più che muri di suono, anche se dopo un'introduzione minimal si fa più larga e corale, mescolando di volta in volta sensazioni diverse.

La chitarra classica in vena malinconia apre 17 Beauty, piuttosto sottovoce ma comunque ricca di personalità.

Ecco poi Feel, e nemmeno in questo caso siamo in difetto di personalità (né di vocette robotiche). Dolce e fluida Waves, che raccoglie onde di malinconia elettronica.

Hometown tuffa la voce in un panorama un po' r&b e un po' urban, ottenendo effetti colorati e appiccicosi.

C'è una certa rabbia in Ending Fire, proposta articolata e frastagliata. Si chiude con un'ultima ventata di malinconia, per colpa di Not Afraid to Die Alone.

Buon progetto e buon disco per i Seawards, capaci di coniugare nostalgie sonore con tendenze contemporanee, senza mai perdere di vista il quadro complessivo.

Genere: synth pop

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