Shoe’s Killin’ Worm, “F5”: la recensione

shoe's killin' wormGli Shoe’s Killin’ Worm nascono a Foggia nel 2004 sotto forma di trio minimale di ispirazione indieshoegaze ed elettronica con un line-up di voce, chitarra e piano-synth-programmazioni. Dal 2008 la band suona in pianta stabile con basso e batteria.

Dopo la pubblicazione di due lavori autoprodotti (“Scatola con vista” e “s/t 2012”), ora vede la luce il loro nuovo album per la label Seahorse Recordings intitolato F5 (con riferimento al comando che permette di aggiornare la pagina al computer). All’interno delle sue nove tracce la tematica costante è la difficoltà di instaurare rapporti autentici con gli altri e l’attitudine a fingere in tutti i contesti sociali e personali.

Shoe’s Killin’ Worm traccia per traccia

Il primo brano del disco è 2 Prede, un’apertura particolare, contraddistinta da battiti tribali, sonorità pischedeliche, un senso di sfida diffuso. Un che di teatrale e quasi progressive (ma senza essere nostalgico) emerge da Nella rete, altro pezzo con ritmi consistenti.

Qualche sensazione più tranquilla e un groove notevole contrassegnano E la Pioggia Lava l’aria. Quello che è addosso invece parte a spron battuto, portando con sé sensazioni piuttosto drammatiche. L’alieno si predispone a cambi di ritmo e a mostrare scenari differenti, utilizzando idee elettriche ed elettroniche.

Maggiore distacco in una cosmica Siderale, in cui le ascendenze shoegaze si mostrano in più chiara evidenza. Battiti electro quelli di Favola Noir, che accoglie impulsi quasi da dancefloor. Black Bloc si dimostra più aggressiva, avanza qualche ipotesi sulla vera natura del movimento di cui al titolo, e stempera i toni con l’aiuto di una chitarra funky. La porta d’uscita dell’album è Goodbye, morbida e cantata in inglese, che avvia su sentieri sognanti.

Gli Shoe’s Killin’ Worm riescono a convogliare in svariate direzioni le proprie energie, pescando da influenze diverse e ottenendo un disco dalle molte facce e dall’ispirazione evidente.

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