Con una canzone (il primo singolo Wake up) scelta da Gabriele Salvatores per entrare nel suo ultimo film Il ragazzo invisibile e con un primo disco, #1, che ha già regalato loro svariate soddisfazioni, gli Stereocut sono pronti per il resto della loro carriera: abbiamo fatto due chiacchiere con Antonio Capra, voce e chitarra della band.

Puoi raccontare la storia della vostra band fin qui?

Gli Stereocut nascono “per caso”. Io e Paolo (chitarrista) proveniamo dallo scioglimento di un’altra band e abbiamo avuto la forza di resistere e andare avanti con la nostra musica.

Poi è stata una questione di tempo, e abbiamo incontrato Buddy e Gaggio (batterista e bassista) sulla nostra stessa strada, dando così vita agli Stereocut.

Dopo meno di un anno avevamo un primo demo di quattro pezzi inediti registrati e altri brani che suonavamo solo durante i nostri live.

Nel tempo, nel nostro piccolo, la risposta del pubblico di Milano, la nostra città, è stata sempre più positiva: di live in live, ci siamo anche trovati a suonare su palchi importanti come i “Magazzini Generali” e l’“Alcatraz”.

Insieme, abbiamo avuto la fortuna di testarci all’estero, suonando a Londra, con la stessa risposta da parte del pubblico: la nostra musica, il nostro rumore riesce a trasmettere energia e voglia di divertirsi non solo in Italia.

Cresciuti come band – e avendo soprattutto delle nuove canzoni in cui credevamo – siamo entrati in studio perché ci sentivamo pronti a registrare il nostro primo album “Stereocut #1”, prodotto in maniera completamente indipendente.

Poco dopo l’inizio della promozione dell’album, per motivi personali, il bassista e il batterista hanno lasciato la band, con tutta una serie di complicazioni immaginabili.

In questi mesi, trovare una nuova sezione ritmica è stata la priorità assoluta. Dopo vari tentativi, con Luigi e Luca è scattata una certa alchimia, umana e sonora.

Posso dire che, grazie al loro ingresso nella band, abbiamo trovato un sound “più nostro”, abbiamo trovato una più precisa e giusta identità musicale.

La nuova sezione ritmica è potente e incisiva, garantisce quell’energia che Paolo e io abbiamo sempre voluto durante i nostri show. Insomma, ora possiamo ripartire alla grande!

Avete registrato il disco “quasi” in presa diretta: come è andata la lavorazione dell’album?

La scelta iniziale è stata quella di voler registrare un disco che fosse una sorta di esperienza di un nostro concerto dal vivo: niente fronzoli, niente editing né sovraincisoni, ma – soprattutto – avevamo voglia di trasmettere tutta quell’energia che si libera durante una nostra esibizione dal vivo.

Ci siamo quindi impegnati nel cercare uno studio che fosse specializzato nell’uso delle  microfonature, piuttosto che nella post-produzione . Credo che il Wardencliff Studio Lab sia stata la scelta giusta.

Avevamo già iniziato le registrazioni con le idee chiare su cosa dovevamo fare, in modo da riuscire a catturare tutto il nostro sound: accendere gli amplificatori e fare esattamente ciò che facciamo sempre quando suoniamo.  Questo è stato il modo in cui abbiamo registrato l’album.

Inoltre, essendo una completa autoproduzione, abbiamo avuto la libertà di scegliere ogni dettaglio dei brani e dei relativi arrangiamenti.

Ovviamente, registrare un disco è sempre un processo difficile, tanto più con queste pretese, ma credo che in parte ci siamo riusciti. Di sicuro, per le successive produzioni, sapremo come migliorarci.

La vostra “Wake Up” è inclusa all’interno de “Il Ragazzo Invisibile”, l’ultimo film del premio Oscar Gabriele Salvatores. Come sono andate le cose?

Abbiamo partecipato a una selezione, così, quasi senza pensarci troppo, senza farci troppe illusioni. E’ stata una fortissima sorpresa scoprire che Gabriele Salvatores aveva scelto il nostro brano “Wake Up” e l’aveva inserito nel suo film .

Ancora adesso faccio fatica a credere che sia successo davvero. Non ce l’aspettavamo proprio. Per chi scrive canzoni è indescrivibile l’emozione che si prova. E’ stato proprio un bel regalo di Natale.

Il disco è uscito da qualche mese: quali sono state le risposte fin qui? Avete già pronto del materiale un prossimo “#2” o vi state concentrando su “#1” per il momento?

Abbiamo avuto la fortuna di ottenere sia delle recensioni positive che delle critiche oneste. Questo lo vedo come un buon segnale, perché significa che – comunque – il nostro album non lascia indifferenti.

In questi ultimi due anni siamo cresciuti, come persone e come musicisti, e sono certo che – in futuro- saremo in grado di esprimerci in maniera diversa, più innovativa, andando verso un mood sempre più Stereocut.

Dopo aver perso 2 dei 4 membri fondatori, i nostri amici  e chi segue la Band hanno iniziato a chiederci se ci fossimo sciolti. Invece, non sapevano che il desiderio di scrivere, creare, comunicare non si era mai fermato. Neanche nei momenti peggiori. Anzi…

Un secondo disco quindi esiste già e ora che abbiamo trovato una nuova sezione ritmica, inizieremo a lavorare insieme ai brani. Per non parlare della nostra attività live che continua…. perché suonare è un’emozione irrinunciabile!