Terenzio: streaming, intervista e recensione


Terenzio è un duo basso + batteria nato nel marzo 2017. Originari di Lamezia Terme, i due si esprimono su modi e ritmi math rock, che riversano nel primo ep omonimo, composto da quattro tracce piuttosto roventi. Li abbiamo intervistati.

Come nasce “Terenzio”?

Terenzio nasce in un pomeriggio caldissimo dell’agosto del 2016, in una mansarda senza condizionatore, quella che noi chiamiamo “White Room”. E’ la stanza del tempo dove Terry (così lo chiamiamo affettuosamente) partorisce le sue idee. Il sound che ne uscì fuori fu subito potente e nostalgico, qualcosa che rimandasse al rock degli anni ’90 ma con Mauro alla batteria, patito “metallaro”, ha subito preso una piega pesante. Anzi piaga.

Diciamo che siamo decisamente a metà tra il rock e il metal… A noi piace dire che piuttosto che in metallo siamo in ghisa.

Tre dei quattro pezzi dell’ep hanno nomi di “persone”: vorrei sapere se avevate in mente qualcuno in particolare mentre suonavate oppure se si tratta di denominazioni attribuite in seguito.

Parliamo di Terenzio come se fosse una persona che realmente esiste, che attraverso la nostra musica si esprime e cerca di comunicare alla gente. Quindi sì, i brani hanno nomi di persone proprio perché parlano di persone alle quali ci ispiriamo.

Mi sembra che sul piano della comunicazione non difettiate di umorismo (anche un filo macabro, a giudicare dalla copertina). Curate tutto direttamente oppure avete qualcuno che vi consiglia?

Si, siamo noi a gestire tutto: dalla grafica ai comunicati, essendo un duo strumentale di due ragazzi old skool avevamo in mente di far uscire fuori anche questo nostro lato comico black. Che poi tanto old non è, siamo figli degli anni ’90.

Il volto sulla copertina dell’ep è appunto Terenzio ed è opera di Mauro, il batterista. A lui piace molto disegnare così ha dato un volto a Terenzio. Perciò tutto ciò che vedete è solo frutto della nostra fantasia e delle nostre mani.

Vorrei che spendeste qualche parola per descrivere la genesi di ognuno dei quattro brani dell’ep

Yva Zanicky è uscita dopo aver ascoltato in una nota vocale la sigla di OK il prezzo è giusto: da lì è partito un trip/sfogo (complice anche qualche birra di troppo) che ha partorito quello che noi riteniamo il singolo del nostro ep.

Gustavo L’indie Rocker (se vogliamo il nostro brano denuncia)  incarna lo stereotipo dell’Artista da sempre Rock convertito all’indie… Da qui questo gioco di parole che sottolinea l’incoerenza dello stesso. Ecco noi siamo… Siamo “Indiependenti”. Il Rock è una cosa seria… Noi siamo in missione per conto del Rock!

Ruggero Le Boucher parla di un noto presentatore italiano che per anni ha diretto il festival di Sanremo. Per Terry lui è anche colpevole della decadenza culturale e musicale degli ultimi anni. Che poi non è neanche vero, la musica di spessore esiste ma viaggia nell’underground. Quindi basta solo scovarla.

LegnAmen è una legnata e narra la storia di un “falegname” un po’ particolare: l’unica cosa che intaglia sul legno sono delle croci. E’ una persona che esiste veramente. Anche qui il gioco di parole è facilmente intuibile.

Quali sono le idee per il prossimo futuro? Tour, altri ep, magari un lp?

Terry è con i piedi ben piantati a terra, sa bene che il suo è un genere particolarmente indigesto ai più.

A noi piace suonare e dare legnate sugli strumenti, ci fa stare bene suonare dal vivo. Quindi si, stiamo lavorando per tirare fuori delle date. Abbiamo suonato in giro per la nostra regione riscuotendo un notevole consenso tra gli ascoltatori e già questo per noi è una festa!

In futuro pensiamo di tornare sicuramente in studio, vorremmo parlarvi di tante altre persone come di Carro Armando, per esempio.

Terenzio traccia per traccia

Si parte da Yva Zanicky, misteriosa entità di origine presumibilmente esteuropea, celebrata dal duo con un pezzo insistente e molto fitto, che non si dispiace di strappi e sporcature, ma che segue una linea complessiva molto fluida.

I personaggi proseguono con Ruggero Le Boucher, breve ma significativa, anche perché portatrice di una certa carica nervosa.

Profili noir (e qualche vicinanza a esperienze tipo Calibro 35) emergono in una Gustavo l'indie rocker che picchia parecchio, ma sempre con giudizio.

Molto più math e più acida la conclusiva LegnAmen, che ha una ritmica molto accelerata e articolata.

Un assaggio, ma un assaggio potente e significativo della personalità e della verve di Terenzio. Che è oggettivamente un tipo strano, ma con molte qualità e talento. L'ep risulta fluido ed efficace, ben suonato e dotato di inventiva.

Genere: math rock

Se ti piacciono i Terenzio assaggia anche: I Hate My Village

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