The Andre, “Evoluzione”: La recensione dell’ep

Esce oggi, venerdì 7 maggio Evoluzione, il primo ep di inediti di The Andre per Freak&Chic anticipato da Captatio Benevolentie, uno sfogo e allo stesso tempo un modo per chiedere il permesso di potersi raccontare.

Dopo Themagogia, questo ep ci introduce nel nuovo mondo, quattro canzoni che mostrano altrettante facce dell’autore, legate però da un fil rouge che, appoggiato sul sarcasmo pungente e sulla grande capacità di giocare con le parole, attraversa il senso dell’evoluzione, sia quella personale che biologica.

Se Captatio Benevolentie è l’introduzione ironica al nuovo percorso, Scimmie è il manifesto decadente della sua (e nostra) generazione; con Boccaccio invece viene messa in discussione la parola evoluzione e infine Dostoevskij, una canzone d’amore perché in fondo siamo animali che difficilmente sanno fare a meno del romanticismo.

L’EP è il primo volume di una serie di canzoni che meditano sul tema dell’evoluzione. Da un lato, l’evoluzione artistica dello scrivente, che da imitatore si fa cantante e poi cantautore. Dall’altro, l’evoluzione in senso biologico: perché ogni canzone porta il nome di un animale o di un uomo illustre (che poi alla fine è solo una scimmia un po’ più furba delle altre). Infine, l’evoluzione musicale delle canzoni, che da arrangiamenti minimali chitarra e voce si fanno pezzi più costruiti ed elaborati, che spaziano fra generi diversi”.

The Andre traccia per traccia

Si parte proprio da Captatio Benevolentiae, che parla di se stesso, delle canzoni indie, di malinconia con un brano prima dolce e poi ritmato. “E facci l’ultima di Marra/con la voce di De Andrè”: un po’ di autoanalisi accompagnata dal pianoforte, tra autostima e aspettative abbassate. “Non è detto che ogni Bugo/diventi Lucio Dalla”.

Suoni orientali e ulteriori autocoscienze emergono da Scimmie, un po’ più sintetica come suoni, un po’ più drastica negli esiti, soprattutto quando si parla di far partire il gas. “Siamo solamente scimmie con la connessione”.

Con Boccaccio ci si addentra nella storia, più o meno: al centro dell’indagine della canzone c’è un paragone tra il Trecento, la sua peste e i suoi poeti e il secolo presente e vivo. “Non c’è niente di nuovo sotto il sole” è la conclusione, servita a ritmi medi.

Altre questioni letterarie sono al centro di Dostoevskij, una ballata con archi e molta melodia. Perfino un po’ di romanticismo, ritraendo un amore che è anche una fuga dalla realtà.

Difficile da valutare il progetto di The Andre, spiazzante in molti sensi, e stavolta che ci mette (metaforicamente) la faccia con gli inediti forse anche di più. Risulta evidente come sia personaggio che si mette in discussione continuativamente, anche se forse ci rende partecipi degli ingranaggi dei suoi ragionamenti un filo troppo spesso.

Però non si può trascurare quella che fin qui è un’esperienza molto peculiare, tra l’altro per lo più composta di brani intelligenti e di qualità, con una notevole attenzione al dettaglio. La strada degli inediti è ovviamente quella giusta e questo primo assaggio è ricco di promesse.

Genere musicale: cantautore

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