The Dolly’s Legend: intervista e recensione

Si chiama Wolves' Songs il nuovo lavoro di The Dolly's Legend, progetto di Francesco Nobile, cantautore bolognese fortemente ispirato dai songwriters d'Oltreoceano.

Vuoi raccontarci la tua storia fin qui?

Volentieri. Sono Frank, nato a Bologna nel 1985 ma adesso vivo a Castelfranco Emilia. Suono dal 2002 e il mio progetto musicale The Dolly's Legend è attivo dal 2007. Fino a quattro anni fa ho suonato sempre da solo con voce e chitarra ma poi sono riuscito a trovare i ragazzi giusti, Claudio e Steve oltre a mia moglie Natalie, per affiancare The Dolly's Legend Band.

Dal vivo ho suonato abbastanza, circa 150 date, ed è appena uscito Wolves' Songs, il mio sesto album. La mia musica penso sia un mix di Grunge e Blues (i miei generi preferiti)... mi piace definirla così.

Alcune canzoni raccontano di personaggi che “si nascondono”. Come e perché ti colpisce così tanto questo tema?

Perché è la vita. Tutto il segreto del successo in tutti i campi sta nel sapersi vendere a seconda di come tira il vento e chi non lo sa fare ma ha maggiori qualità anche etiche se vogliamo rimane indietro. L'esempio perfetto è appunto Hidin' (Who I Am), una canzone dell'ultimo album. Mi sono immedesimato in un musicista di tribute band che non sa assolutamente che cosa significhi veramente la canzone che sta suonando e, guardandosi allo specchio la mattina dopo il concerto, lo specchio gli nasconde la sua faccia... ma alla fine gli va bene così perché ha suonato e accontentato il pubblico dandogli quello che voleva.

Nel frattempo ci sono tantissime band che suonano musica originale che meritano di essere ascoltate che non trovano spazi e, se li trovano, non trovano il giusto pubblico perché non gli danno quello che vuole, cioè musica che conoscono già. E' un circolo vizioso... la cosa brutta è che molti dei miei "colleghi" che scrivono la loro musica rinunciano e smettono di suonare perché non riescono a saltarci fuori. E' una situazione difficile ma, ragazzi... lo dico col cuore... non molliamo!

Come mai metà album in semiacustico “solitario” e metà a full band?

Perché volevo fare un disco con i ragazzi ma anche cercare delle sonorità che avevo in mente un po' più elaborate, con violini e suoni strani (fatti comunque con le chitarre). Alla fine ho optato per questa soluzione che racchiude tutte le identità di The Dolly's Legend. Ciò non mi ha impedito comunque di "sperimentare" anche con la band, vedi Trust. Lì si sente abbastanza che quando l'ho scritta ero in pieno periodo di ascolto di Mark Lanegan... Posso vantarmi di avergli stretto la mano dopo il suo concerto a Nonantola 🙂

Mi colpisce la dedica a Chris Cornell: puoi parlarmene?

Be' c'è poco da dire... Chris è stato fondamentale per me. Non importante. Fondamentale. La sua musica mi ha fatto capire che suonare e fare musica è la cosa più bella del mondo. E' stata ed è una continua fonte di ispirazione. E' stato tutto, musicalmente parlando, per me. L'ho visto cinque volte dal vivo. Purtroppo non mi scorderò mai il 18 maggio 2017, uno dei miei giorni più brutti di sempre, è stato come perdere un fratello, davvero.

Avete già una notevole esperienza dal vivo alle spalle. Quali saranno le prossime occasioni per vedervi in concerto? E che cosa ci si può aspettare da una vostra esibizione live?

Sicuramente mi esibirò il 16 marzo prossimo all'Arcano di Castelfranco Emilia, casa mia, dopo aver suonato lo scorso sabato alla Birreria Hollywood di Cologna Veneta: uno dei miei locali preferiti. Poi... l'11 maggio sarò con tutta la Band al Panarock di Spilamberto e, per il resto, attendo vari aggiornamenti.

Cosa ci si può aspettare... non saprei... sicuramente musica sincera con poche chiacchiere e molta energia. L'atteggiamento è questo sia quando suono da solo che coi ragazzi: noi facciamo questa musica fatta così... felicissimi se ti piace e sereni se non ti piace.

The Dolly's Legend traccia per traccia

the dolly's legendSi parte da Wait, ballad influenzata dal folk ma piuttosto elettrica, con un certo senso scenico e impatto.

Molto più movimentata e un po' springsteeniana Drivin' in the Night, che però rallenta bruscamente a metà e lascia spazio ad altri sapori e altre sensazioni.

Si vira apertamente verso un rock rumoroso e un po' sporco con Fake Free Man, molto elettrica. Un po' più intimista, soprattutto nella parte finale chitarra e voce, Orlando, un tantino psichedelica.

Hidin' (Who I Am) apre con tratti tribali, ha una parte centrale "corale" e poi si districa in modo più intimo nel finale.

Toni simili e anche più elettrici ed estremi in Trust. Schitarrate di partenza, piuttosto programmatiche, aprono Up to Down, uno dei pezzi più tirati del disco.

No News Today è un pezzo tutto cuore e chitarra, appartenente al lato più grunge del disco, e cantato con partecipazione palpabile.

Isolata come un faro, ecco Lighthouse, intima e poi sorretta da cori femminili, su un giro semplice di chitarra ripetuto. La lunga e molto roboante Play chiude il disco, mettendo in evidenza tutte la parte più emozionale della musica di The Dolly's Legend.

Un disco sincero e ricco di sensazioni, quello di The Dolly's Legend, con parecchi spunti positivi e un flusso sonoro continuo e omogeneo nonostante le variazioni.

Genere: rock

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