This Void Inside, “My Second Birth/My Only Death”: la recensione

Dopo un'attesa di quasi due anni è uscito My Second Birth/My Only Death, nuovo lavoro della band gothic rock This Void Inside, accompagnato dal lyric video di “Memories’ Dust” (videomaker: Stefano Mastronicola).

L’album, prodotto da Agoge Records, è disponibile in tutto il mondo in distribuzione digitale; il CD fisico uscirà in autunno 2018 (preorder: rome@agogerecords.com).

I This Void Inside si formano come one man band nel 2003 da un'idea di Dave Shadow (ex frontman dei gothsters My Sixth Shadow), intenzionato a sperimentare nuovi suoni e concetti compositivi, per poi diventare all’inizio del 2008 una band a tutti gli effetti.

This Void Inside traccia per traccia

La title track My Second Birth, My Only Death (intro) fa capire subito che la band non ha intenzione di prendere le cose con calma. Betrayer MMXVIII prosegue su ritmi sostenuti e con un grande dispiego di tastiere e chitarre.

Si procede in modo regolare con una fluida ed essenziale Relegate my Past. Qualche variabile in più, offerta soprattutto dal synth, si incontra in Memories' Dust, uno dei brani più "pop" del disco.

Trapped in a Daze recupera sensazioni più metal, pur confondendo le idee con interventi elettronici estemporanei. Qualche impressione new wave emerge da una Here I Am un po' Depeche.

Another Fucking Love Song mantiene ciò che il titolo promette, condendo il tutto con cori e chitarre potenti. Si recupera velocità e intensità con Losing My Angel. Di nuovo synth, a confronto con le chitarre elettriche, per la melodica Meteora.

Ocean of Tears abbassa le luci e i toni, accentua i battiti e sussurra in modo amaro. All I Want is You accelera di nuovo e torna rumorosa, ma anche ambigua e insinuante.

Break Those Chains torna a moderare ritmi e volumi. Influenze classiche echeggiano all'interno di The Artist and the Muse, che alterna strofe italiane "liriche" a un controcanto inglese più rockeggiante, in un esperimento interessante ancorché barocco. Si chiude con una molto più normale e fluida Downtrodden.

Con una copertina che Fausto Papetti lévati, i This Void Inside pubblicano un disco veloce, ben costruito, compattissimo a livello di suoni, risultando spesso convincenti e piacevoli.

Genere: goth metal

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